Salute Mentale: nei Rapporti Oms appello per la tutela della salute mentale
A livello globale, oltre un miliardo di persone vive con disturbi mentali, con condizioni come ansia e depressione che comportano enormi costi umani ed economici. L’impatto si riflette sull’aumento della spesa sanitaria per individui e famiglie, oltre che sulla produttività. I rapporti pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), World Mental Health Today e Mental Health Atlas 2024, mostrano che, nonostante alcuni progressi in singoli Paesi, gli obiettivi del Piano d’Azione Globale per la Salute Mentale sono ancora lontani dall’essere raggiunti.
La salute mentale rimane una sfida globale ancora aperta, i dati relativi alla diffusione dei programmi di prevenzione migliorano e molte nazioni stanno promuovendo il benessere
mentale nelle scuole, nei programmi per lo sviluppo infantile e nei piani per la prevenzione del suicidio. Più dell’80% dei Paesi fornisce oggi supporto psicosociale nelle emergenze (rispetto al 39% del 2020). Crescono anche i servizi ambulatoriali e la telemedicina, sebbene l’accesso resti fortemente diseguale. Tuttavia, il Mental Health Atlas 2024 sottolinea che pochi Stati hanno tradotto questi progressi in riforme coerenti con i diritti umani. Solo il 45% dei Paesi dispone infatti di normative pienamente conformi agli standard internazionali.
Segnali incoraggianti arrivano anche dai programmi di prevenzione che la maggior parte dei Paesi ha attivato per la promozione del benessere mentale nelle scuole, per lo sviluppo infantile e per i piani di prevenzione del suicidio. Oltre l’80% offre oggi supporto psicosociale nelle emergenze, rispetto al 39% del 2020, stanno crescendo i servizi ambulatoriali e la telemedicina, anche se l’accesso è ancora diseguale. Tuttavia, anche in questo ambito, nonostante i dati incoraggianti dei progressi fatti, il rapporto Mental health atlas 2024, evidenzia che molti Paesi non hanno tradotto gli stessi, in riforme coerenti con i diritti umani e solo il 45% dispone di normative pienamente conformi agli standard internazionali.
Migliora anche l’integrazione della salute mentale nelle cure primarie, il 71% dei Paesi soddisfa almeno 3 criteri su 5 dell’OMS, ma i dati restano incompleti: solo 22 Paesi hanno fornito informazioni sufficienti sulla copertura dei servizi per la psicosi, e nei Paesi a basso reddito meno del 10% delle persone riceve assistenza, rispetto a oltre il 50% nei Paesi ad alto reddito.
I disturbi mentali, che colpiscono persone di ogni età ed ogni livello di reddito, rappresentano la seconda causa di disabilità a lungo termine e contribuiscono significativamente alla perdita di anni di vita in buona salute. La prevalenza varia in base al genere: le donne sono più colpite, in particolare da ansia e depressione. Il suicidio rimane un esito drammatico, con circa 727.000 morti nel 2021, ed è una delle principali cause di morte tra i giovani in tutto il mondo. UIL – Servizio Stato Sociale, Politiche Economiche e Fiscali, Immigrazione
Costi sanitarie e costi indiretti, soprattutto legati alla perdita di produttività della salute mentale, costituiscono un forte impatto economico, solo ansia e depressione costano
all’economia mondiale circa 1 trilione di dollari l’anno. Gli esperti avvertono che, per affrontare efficacemente la crisi, servono investimenti sostenuti, una maggiore priorità politica e collaborazioni multisettoriali per ampliare l’accesso alle cure, ridurre lo stigma e affrontare le cause profonde dei disturbi mentali.
La spesa pubblica per la salute mentale resta stagnante: la media globale è ferma al 2% dei bilanci sanitari dal 2017 e le disuguaglianze crescono: i Paesi ad alto reddito spendono fino a 65 dollari pro capite, contro appena 0,04 nei Paesi a basso reddito. Così come è insufficiente la forza lavoro, la media globale è di 13 operatori ogni 100.000 abitanti, con gravi carenze neiPaesi a basso e medio reddito. Inoltre, meno del 10% dei Paesi ha adottato modelli di assistenza comunitaria; la maggior parte dei ricoveri avviene ancora in ospedali psichiatrici, spesso in forma involontaria (quasi il 50%), e oltre il 20% dura più di un anno.
A fronte dei dati riportati nei rapporti, l’OMS invita i governi e i partner internazionali ad agire urgentemente per riformare i sistemi di salute mentale, le cui priorità devono includere:
• Finanziamenti adeguati ed equi
• Riforme legali e politiche basate sui diritti umani
• Investimenti nella formazione della forza lavoro
• Espansione dell’assistenza comunitaria centrata sulla persona
• Uso responsabile e consapevole delle tecnologie, in particolare dell’intelligenza artificiale
I dati dell’Oms arrivano a poche settimane dalla Riunione di Alto Livello delle Nazioni
Unite sulle malattie non trasmissibili e sulla promozione della salute mentale, in programma a
New York il 25 settembre, l’obiettivo è trasformare la consapevolezza globale in impegni
concreti. Trasformare i servizi di salute mentale è una delle sfide più urgenti di sanità pubblica
– ha dichiarato il direttore generale dell’Oms-, investire nella salute mentale significa investire
nelle persone, nelle comunità e nelle economie, è un investimento che nessun Paese può
permettersi di trascurare.
Tutto questo mentre il nostro Paese si appresta ad adottare il nuovo Piano Nazionale per la
Salute Mentale 2025–2030. Presentato recentemente in Conferenza Stato Regioni il Piano
individua sei aree principali di intervento:
- Promozione, prevenzione e cura: attraverso una nuova visione della salute mentale,
centrata sul benessere e la prevenzione, si punta a superare lo stigma, promuovere
l’alfabetizzazione emotiva e inserire l’educazione alla salute mentale nei programmi
scolastici e comunitari.
- Infanzia e adolescenza: la centralità è rappresentata dalla diagnosi precoce dei disturbi
del neurosviluppo e sulla transizione dai servizi per minori a quelli per adulti, con
integrazione tra scuola, neuropsichiatria infantile e servizi sociali e rappresenta una
priorità del Piano.
UIL – Servizio Stato Sociale, Politiche Economiche e Fiscali, Immigrazione 3
- Giustizia e misure di sicurezza: si prevede un rafforzamento del legame tra giustizia e
salute mentale, una maggiore formazione dell’attività forense e protocolli condivisi per
la valutazione della pericolosità sociale e sviluppo di sistemi informativi dedicati.
- Risk management e sicurezza: prioritaria la prevenzione degli eventi critici, la
formazione degli operatori sulla gestione dell’aggressività e l’attenzione ad ambienti
terapeutici sicuri e al benessere degli operatori.
- Integrazione sociosanitaria: promozione del Budget di Salute, inclusione lavorativa,
abitare supportato e prescrizione sociale. La salute mentale è riconosciuta come diritto
di cittadinanza e strumento di coesione sociale.
- Formazione e ricerca: viene prevista la riforma dei percorsi formativi pre e post-laurea
con focus su adolescenza, nuove dipendenze, salute perinatale e disturbi complessi.
Forte impulso viene indirizzato alla ricerca applicata e alla collaborazione tra ASL,
università, ISS, IRCCS e società scientifiche.
Inoltre, il Piano dedica particolare attenzione alla salute mentale nel periodo perinatale,
prevedendo screening universali già dal primo trimestre di gravidanza, percorsi terapeutici
graduati e la creazione di Unità madre-bambino nei casi più gravi.
I Dipartimenti integrati e inclusivi di Salute Mentale, previsti dal PANSM, sono il fulcro del nuovo
sistema e dovranno garantire percorsi di presa in carico multidisciplinari, accessibili,
personalizzati e capaci di coniugare ospedale, territorio, servizi sociali, scuola, lavoro e terzo
settore. Sul fronte della giustizia minorile, i Consultori familiari vengono riconosciuti come
presidi di riferimento per le richieste dell’autorità giudiziaria, in sinergia con i servizi sociali e
sanitari per tutelare i minori coinvolti in procedimenti complessi.
Nel Piano vengono richiamati anche i Servizi per le Dipendenze, i passaggi risultano però poco
chiari e poco funzionali nel tentativo di integrare salute mentale e dipendenze, soprattutto per
i giovani.
Nell’ insieme, il modello proposto è centrato sull’integrazione dei servizi, con un approccio bio-
psico-sociale e riferimenti al paradigma One Health, che unisce salute fisica, psicologica,
ambientale e sociale con al centro la persona, non solo come paziente ma come soggetto
attivo nei percorsi di cura, affiancato da famiglie, caregiver e professionisti in un’ottica
partecipativa.
Tra gli strumenti concreti introdotti dal Piano troviamo:
- lo psicologo di primo livello, figura chiave per la presa in carico di forme lievi e moderate
di disagio, inserito nelle microéquipe territoriali.
- Il case management, una modalità organizzativa centrata su piani terapeutici
individualizzati e continuità assistenziale.
- La telemedicina e l’intelligenza artificiale, considerate risorse preziose per estendere
l’accessibilità ai servizi, a patto di una rigorosa validazione scientifica e attenzione a privacy e dentologia
Un documento quindi, strategico ed operativo, il cui scopo è promuovere e stimolare interventi
appropriati ed efficaci a favore della salute mentale che dovranno essere recepiti e messi in
atto dalle Regioni, titolari dell’organizzazione sanitaria, con atti ufficiali e azioni operative
verificabili, il cui monitoraggio sarà svolto dalla Commissione Salute, dal Ministero e dal Tavolo
tecnico. Il Piano non prevede nessun incremento di risorse ne risorse dedicate alle specifiche
azioni.
Nonostante le buone intenzioni, il Piano non è stato accolto positivamente dagli addetti ai
lavori poiché permangono criticità e ostacoli significativi:
• una questione dirimente è il mancato finanziamento del Piano, rammentiamo che le
risorse destinate alla salute mentale, rappresentano solo il 2,9% del Fondo Sanitario
Nazionale, assolutamente insufficienti non solo per mettere a terra le azioni del Piano
ma per garantire la piena operatività dei Dipartimenti di Salute Mentale.
• Altra questione fondamentale è rappresentata dalla grave carenza di personale
specializzato per numero, formazione e ruolo professionale che risponda
adeguatamente, sia alla crescente domanda di assistenza, sia ai nuovi disturbi di
personalità e psicopatologie complesse, sia alla piena operabilità dei Centri di salute
mentale non solo in termini esclusivamente sanitari.
• Persiste la frammentazione dei percorsi di cura, con gravi difficoltà di integrazione con
la medicina territoriale prevista dal PNRR soprattutto nelle regioni del Sud. Vanno
garantiti i Livelli Essenziali di assistenza in maniera omogenea su tutto il territorio
soprattutto per le persone più a rischio di abbandono.
• Carenti anche gli standard assistenziali nelle residenze assistenziali i cui criteri e i
relativi sistemi tariffari devono essere assolutamente rivisti.
• Va rivisto anche il ricorso eccessivo delle Contenzioni e ai TSO, che richiedono una
revisione in favore di pratiche alternative più rispettose dei diritti, così come vanno
reindirizzate le pratiche di abuso di psicofarmaci.
• Va inoltre valorizzato il ruolo della famiglia nei percorsi terapeutici, come parte attiva
nella costruzione del Piano Terapeutico Riabilitativo Individuale.
Il Piano 2025–2030 rappresenta un’occasione importante per rafforzare la salute mentale in
Italia e aggiornare l’approccio rispetto agli ultimi dieci anni. Tuttavia, senza adeguati
investimenti e risorse professionali, rischia di restare un documento ambizioso ma poco
attuabile. Riportiamo di seguito anche il link della Conferenza per la salute mentale, alla quale
come Uil aderiamo che nella lettera aperta mettono in luce le criticità del Piano.
Link di interesse:
https://www.who.int/news/item/02-09-2025-over-a-billion-people-living-with-mental-health-
conditions-services-require-urgent-scale-up
https://www.conferenzasalutementale.it/2025/08/02/lettera-aperta-sul-piano-di-azione-
salute-mentale-basta-parole-servono-accoglienza-servizi-diritti

