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Domani mattina alle 10.30 davanti alla Prefettura di Alessandria si terrà una manifestazione intitolata "Rompiamo il muro del silenzio, diamo voce agli invisibili" voluta dai sindacati di categoria CGIL, CISL e UIL per ricordare e onorare le morti degli ospiti delle RSA avvenute in questi mesi di emergenza Covid – 19 anche in provincia di Alessandria e denunciare le condizioni di lavoro del personale di queste strutture.

 

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Il ritardo nel pagamento della cassa integrazione sta creando situazioni di preoccupante disagio sociale. Tutti i cittadini, in questa fase così complessa, devono essere messi nella stessa condizione di poter far fronte all'emergenza, senza alcuna distinzione o priorità. Moltissimi lavoratori dipendenti costretti a stare in cassa integrazione stanno subendo le conseguenza di questi ritardi. Ora sembra che si voglia porre rimedio.

Noi, però, non siamo interessati a un maquillage della modulistica, ma all'impegno del nostro Istituto Previdenziale che entro una settimana deve pagare tutti i lavoratori dipendenti sospesi dal lavoro e che confidano in questo concreto sostegno. E se i conti non son pronti, che si dia almeno un acconto, subito.

 

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Siglato il tanto atteso accordo tra CGIL-CISL-UIL regionali, Regione Piemonte, FinPiemonte e Intesa San Paolo che semplifica e rende più rapide le procedure per ottenere l'anticipo degli ammortizzatori sociali. Si tratta di una notizia importantissima per migliaia di lavoratori e lavoratrici in attesa di risorse economiche per traguardare il difficile periodo di crisi amplificato dall'emergenza Covid – dichiarano i Segretari di CGIL CISL UIL del Piemonte Claudio Stacchini, Giovanni Baratta, Teresa Cianciotta – Un risultato arrivato però con tempi eccessivamente lunghi. E' dall'inizio di marzo che il Sindacato chiede alla Regione ed al Sistema Bancario di realizzare un accordo che assicuri l'anticipo dell'integrazione salariale a tutti i lavoratori in tempi rapidi. Ci sono voluti 2 mesi per raggiungere un accordo anche se solo con una importante banca piemontese. Tutto ciò non può ripetersi – specificano i sindacalisti – e nessuno provi a scaricare la responsabilità sui lavoratori della Regione e dell'INPS che ancora in queste ore, stanno sopperendo alle disfunzioni ed alle lungaggini burocratiche. I ritardi sono figli degli errori di chi aveva il compito di presentare le domande, della complessità della procedura informatica, della cattiva macchina organizzativa della stessa Regione che non si è dimostrata adeguata al volume di domande di Cassa in Deroga, Un "modello Piemonte" esisteva già, c'erano accordi in vigore con Banca Sella e Intesa SanPaolo per l'anticipo della CIGS – dicono i tre Segretari - e funzionavano bene, ma i tempi troppo lenti con cui si è mossa la Regione e l'indisponibilità dell'ABI a garantire a tutti i lavoratori il diritto alla gratuità ed all'anticipo, anche per chi non era correntista delle Banche aderenti, ha impedito di raggiungere un accordo per tutto il sistema bancario piemontese.

L'accordo, siglato tra CGIL CISL UIL, Regione Piemonte, FinPiemonte e Intesa San Paolo, semplifica e rende più rapide le procedure per ottenere l'anticipo degli ammortizzatori sociali. Garantisce la gratuità a tutti i correntisti e consente l'apertura di nuovi conti correnti per fruire dell'anticipo anche da parte dei lavoratori che non sono correntisti di Intesa San Paolo. Istituisce il fondo di garanzia regionale e indirizza il credito alle aziende, finalizzato alla salvaguardia dell'occupazione. Si tratta di "Un atto concreto dopo tanti annunci – affermano ancora Stacchini CGIL, Baratta CISL, Cianciotta UIL - che rappresenta una buona notizia per tutti coloro che aspettano il pagamento della cassa integrazione. Spiace comunque non aver potuto fare un accordo con l'Abi regionale a fronte di una precisa disponibilità della Regione e del Sindacato. L'auspicio è – concludono i sindacalisti – che altri importanti istituti seguano l'esempio odierno e si possa dare una visione del sistema bancario diversa da quella lenta e complessa di questi mesi, più vicina ai lavoratori e alle imprese.

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"SERVE INVERTIRE LA ROTTA, NON C'È PIÙ TEMPO DA PERDERE"
"La gestione dell'emergenza sanitaria in Piemonte presenta numerose lacune. Gli assessori regionali alla Sanità e al Welfare continuano a essere sordi alle nostre richieste. Da settimane chiediamo di mettere in sicurezza, oltre agli operatori sanitari di ospedali e Rsa, anche gli ospiti, in prevalenza anziani e persone fragili di queste strutture. La Sanità regionale, che da troppi anni subisce solo tagli alla rete ospedaliera e al personale, non è riuscita a implementare le reti territoriali, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Serve subito una svolta". Lo dichiarano i segretari confederali di Cgil Cisl Uil Danila Botta, Luca Caretti, Francesco Lo Grasso, anche a nome delle rispettive federazioni di Funzione Pubblica e Medici.

Il tragico bilancio nella regione, tra le più colpite del Paese dopo la Lombardia, parla di 18mila contagiati, di circa 2mila morti. Nelle RSA, si è raggiunto fino a ieri il numero di 450 decessi tra gli anziani non autosufficienti e oltre 400 contagi tra operatori sanitari e socio-sanitari, messi in isolamento fiduciario o ricoverati presso gli ospedali. E, per ora, nulla emerge sulla situazione delle strutture residenziali di disabili e malati psichiatrici. Gli operatori sono al limite delle forze, insufficienti per il livello di prestazioni sanitarie, mentre ancora oggi i tamponi e dispositivi di protezione sono carenti per affrontare adeguatamente la lotta al contagio.

"L'autarchia, con la quale la Giunta Regionale ha affrontato l'emergenza, – concludono i segretari regionali di Cgil Cisl Uil, Danila Botta, Luca Caretti e Francesco Lo Grasso – rifiutando il confronto con le parti sociali, ha prodotto questo risultato negativo che ci preoccupa molto. Si rende quanto mai necessario affidare la guida dell'emergenza a persone altamente competenti per evitare il peggioramento della situazione. Non c'è più tempo da perdere".

 

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Ecco la lettera che i Segretari genrali di Cgil, Cisl e Uil Alessandria hanno inviato ai sindaci di Alessandria, Novi Ligure, Casale M.to, Valenza, Ovada, Tortona, Acqui Terme.


Con la presente le Organizzazioni Sindacali di CGIL-CISL-UIL sono a esprimere la preoccupazione per i criteri di accesso e le priorità poste dalle delibere comunali introdotte in seguito all'ordinanza della Protezione Civile del 29 marzo per supportare i bisogni alimentari delle persone. Chiediamo che sia garantito l'accesso ai buoni spesa anche a chi non possiede mezzi informatici o non ne conosce l'utilizzo, garantendo una modalità cartacea facilmente reperibile e canali di consegna conosciuti e accessibili.

Chiediamo di eliminare ogni barriera posta, a partire dai requisiti di cittadinanza e residenza che discriminano le persone oggi più deboli, come stranieri privi di titolo di soggiorno e persone senza fissa dimora, che sono più difficili da raggiungere in questa fase emergenziale e a cui bisogna garantire generi di prima necessità, mantenendo l'attenzione ai bisogni e alle condizioni dei nuclei familiari. L'ordinanza della Protezione Civile è certamente uno strumento utile per evitare disordini e violazioni di legge anche in considerazione della difficoltà in cui versa il sistema carcerario; è inoltre indispensabile per non lasciare nessuno solo in un periodo in cui tante persone sono impossibilitate a muoversi dalle misure restrittive in atto.

In conclusione siamo a chiedervi una particolare attenzione e sostegno per le Associazioni che assistono la popolazione fornendo pasti e generi alimentari, le quali vivono un vero e proprio assalto in questi giorni con una grande difficoltà a soddisfare tutte le richieste.
Certi di una vostra riflessione e disponibili ad un eventuale tavolo di approfondimento, vi porgiamo i nostri saluti.



I Segretari Generali di CGIL-CISL- UIL

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"Alle Istituzioni chiediamo di adoperarsi per tutelare i diritti dei cittadini stranieri che oggi sono più esposti a rischi dell'emergenza Covid-19 e chiediamo di avviare un confronto". Così i segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil, Giuseppe Massafra, Andrea Cuccello, Ivana Veronese in una lettera inviata ai Ministeri dell'Interno, del Lavoro e degli Affari Esteri.

"In questa fase di grave crisi internazionale c'è il pericolo - affermano i tre dirigenti sindacali - che la parte più debole e indifesa delle nostre società possa restare indietro, c'è il rischio che le diseguaglianze aumentino ancora di più, c'è il pericolo che il sistema dei diritti e delle tutele possa non essere  esteso a tutte e tutti".

"Decine di migliaia di migranti irregolari e richiedenti protezione sono esclusi dalle strutture di accoglienza, a rischio della propria salute e quella degli altri. Le strutture esistenti (Cara, Siproimi, Cas, Centri per il rimpatrio) - proseguono Massafra, Cuccello, Veronese - non sono sempre adeguatamente fornite di dispositivi di sicurezza e  andrebbe garantita la corretta applicazione delle norme anti-contagio, per la sicurezza degli ospiti e del personale che vi lavora. Inoltre, migliaia di lavoratori stranieri stanno perdendo la propria occupazione a causa del lockdown delle attività e rischiano di non poter rinnovare il permesso di soggiorno".

Per questo, continuano i tre segretari confederali "abbiamo definito un dossier indicando alcuni punti urgenti che vanno immediatamente affrontati: il tema dell'accoglienza, dunque, dove affollamento e rischi sanitari rendono difficile l'adempimento di quanto previsto dai recenti decreti, il tema del rilascio o rinnovo dei titoli di soggiorno, i diritti e le tutele dei lavoratori migranti, a partire da quelli domestici e altro ancora".

"Garantire sicurezza ai cittadini stranieri, così come a tutte le persone che in questo momento rischiano di restare ai margini, è un tema urgente che va affrontato per il bene loro e di tutta la comunità", concludono Massafra, Cuccello e Veronese.

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Cgil, Cisl e Uil hanno concluso questa mattina uno stringente confronto con il Governo. E 'stato fatto un grande lavoro comune, ottenendo un ottimo risultato nella direzione di tutelare la salute di tutti i lavoratori e di tutti i cittadini. Abbiamo rivisitato l'elenco delle attività produttive indispensabili, in modo da garantire la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici. E' stato tolto dall'elenco tutto ciò che non era essenziale, visto il momento difficile che stiamo vivendo.

In tutte queste attività chi lavora dovrà essere dotato degli indispensabili dispositivi di protezione individuali e, in tutti i luoghi di lavoro, dovrà essere rigorosamente adottato il Protocollo sulla sicurezza raggiunto nei giorni scorsi a Palazzo Chigi.

I prefetti dovranno coinvolgere le organizzazioni territoriali per l'autocertificazione delle attività delle imprese che svolgono attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere essenziali. Il Ministro delle difesa si e 'impegnato a diminuire la produzione nel settore militare, salvaguardando solo le attività indispensabili. il Ministro Patuanelli si è, inoltre, impegnato a incontrare specifici settori in cui sono emerse particolari difficoltà nell'attuazione del Protocollo.

Il governo si è inoltre impegnato a monitorare congiuntamente con il sindacato l'applicazione sia di quanto è stato concordato questa mattina, sia del Protocollo sulla sicurezza. I sindacati di categoria e territoriali e le Rsu vigileranno per la loro puntuale applicazione.

Cgil, Cisl, Uil sono vicine a tutti coloro che con grande senso di responsabilità, mettendo anche a repentaglio la propria salute e la propria vita, stanno garantendo a tutta la comunità il mantenimento, in una situazione inedita e di emergenza, delle condizioni, per quanto possibile, normali di vita.

A loro e a tutti coloro che lavorano vanno i nostri ringraziamenti e assicuriamo il nostro impegno per garantire il più possibile la salute e la sicurezza sul lavoro e nella vita quotidiana, anche nella prospettiva di ripresa e di ricostruzione che ci aspetta una volta sconfitto il covid-19.

Roma, 25 marzo 2020

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Le Segreterie generali di Cgil Cisl Uil e Fim Fiom Uilm Nazionali esprimono le seguenti valutazioni a seguito del pre-accordo raggiunto tra Arcelor Mittal, Governo e Ilva in amministrazione straordinaria nella giornata di oggi, mercoledì 4 marzo 2020.

Il negoziato avvenuto da Novembre 2019 non ha visto alcun coinvolgimento delle organizzazioni sindacali.
Alla luce dei contenuti appresi, riteniamo assolutamente non chiara la strategia del Governo in merito al risanamento ambientale, alle prospettive industriali e occupazionali del Gruppo. A questa incertezza si somma una totale incognita sulla volontà dei soggetti investitori, a partire da Arcelor Mittal, riguardo il loro impegno finanziario nella nuova compagine societaria che costituirà la nuova AMinvestco.

Nei fatti il pre-accordo prevede una fase di stallo da qui alla fine del 2020 per quanto riguarda le prospettive e l'esecuzione del piano industriale.

Tutto questo arriva dopo due anni di ulteriore incertezza, particolarmente rischiosa per una realtà industriale che necessita invece di una gestione attenta e determinata. A ciò si somma una congiuntura sfavorevole del mercato dell'acciaio.

Nello specifico ci sembra di totale indeterminazione:
– Il periodo di tempo senza una governance chiara;
– Il ruolo delle banche e dell'investitore pubblico;
– Il mix produttivo tra ciclo integrale e forni elettrici;
– Il ruolo conseguente delle due società;
– La possibilità con questo piano di occupare i 10.700 lavoratori più i 1.800 in amministrazione straordinaria e i lavoratori delle aziende di appalto, che l'accordo del 6 settembre 2018 assicurava.

Inoltre il pre-accordo prevede un aumento dei lavoratori in Cassa Integrazione e il vincolo dell'accordo sindacale entro il 30 maggio senza una nostra preventiva condivisione del piano e degli strumenti adottati.

L'assetto complessivo del piano rischia di essere insostenibile alla luce della sua scarsa verticalizzazione produttiva (tubi, laminati, lamiere, treni nastri) i cui investimenti sono molto inferiori al piano da noi sottoscritto e la positiva previsione di ripartenza dell'Afo5 ha tempistiche del suo rifacimento troppo dilatate nel tempo.

L'accordo del 6 settembre 2018 non prevedeva esuberi né l'utilizzo della Cassa Integrazione. Garantiva la presenza di un grande produttore di acciaio a eseguire il piano stabilito. Quell'accordo resta la migliore garanzia di tutta l'occupazione, del risanamento ambientale e del rilancio produttivo.

CGIL                                                      CISL                                                       UIL
Maurizio Landini                               Annamaria Furlan                       Carmelo Barbagallo

FIOM                                                      FIM                                                      UILM
Francesca Re David                           Marco Bentivogli                             Rocco Palombella

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Le strutture private di ricovero e ambulatoriali già oggi operano nel sistema sanitario piemontese, integrando l'operato di quelle pubbliche.
Gli organi di stampa riportano le dichiarazioni dell'Assessore regionale Icardi che vorrebbe consentire alle cliniche private la possibilità di dotarsi di Pronto Soccorso.
Icardi utilizza il termine ipocrisia per rafforzare il ruolo del privato nella sanità pubblica: non comprendiamo quale sia l'ipocrisia alla quale fa riferimento l'Assessore alla Sanità, ma vorremmo capire come sia possibile denunciare da un lato una passività di bilancio di circa 200 milioni di euro e, dall'altro, sostenere un ingente investimento economico da destinare alla sanità privata.
Inoltre le complessità che si presentano nei pronto soccorso dei nostri ospedali prevedono competenze multidisciplinari che non si possono limitare ad alcune specialità, data anche la componente demografica della nostra popolazione.

La frattura del femore di una persona anziana non è paragonabile alla gamba rotta di un ragazzo, perché quasi certamente nel primo caso sono presenti altre patologie che possono dare vita a complicanze che richiedono l'intervento di altri specialisti quali diabetologo, cardiologo, ecc.
Non vorremmo assistere a frequenti trasferimenti di pazienti da strutture private a strutture pubbliche, a causa di complicazioni alle quali ad oggi solo il presidio pubblico garantisce una risposta universalistica.

Nell'anno 2018 la sanità piemontese passava dal commissariamento (piano di rientro) al primo posto nella griglia Lea in Italia per la qualità delle prestazioni sanitarie, un traguardo raggiunto grazie all'impegno di tutti i dipendenti del servizio sanitario.
A questo impegno degli operatori sanitari non è però corrisposta una adeguata azione politica: l'attuazione della rete ospedaliera necessitava di un'immediata riorganizzazione
della rete territoriale per dare risposte efficaci ai cittadini ed evitare il sovraffollamento nei Pronto soccorso e l'aumento della mobilità passiva, tema ribadito durante l'incontro sindacale di Cgil, Cisl, Uil con l'Assessore Icardi.

La Sanità piemontese ha bisogno di una adeguata programmazione sanitaria che valorizzi il ruolo del pubblico e mantenga all'interno dello stesso la gestione delle attività di core business.
L'utilizzo del privato deve mantenere le caratteristiche di integrazione ai servizi pubblici e non può diventare sostitutiva degli stessi, perché il bene più prezioso di ogni persona, la salute, non può e non deve sottostare a regole di mercato.
Durante l'incontro del 12 Dicembre scorso, l'Assessore Icardi si è impegnato a costruire un percorso condiviso con le organizzazioni sindacali confederali sui temi della sanità: auspichiamo che alle dichiarazioni di principio corrisponda una concreta disponibilità al confronto che non può avvenire attraverso le dichiarazioni agli organi di stampa.

 

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Il giorno 7 novembre 2019 si è svolto, come concordato con il Ministro Roberto Speranza il primo degli incontri tra Ministero della Salute e Cgil, Cisl Uil nazionali durante il quale sono stati affrontati i seguenti argomenti:

- Patto per la Salute 2019 - 2021 La delegazione ministeriale ha riepilogato la situazione del confronto in corso tra Governo e Conferenza delle Regioni, che, ricordiamo, deve concludersi entro il 31 dicembre prossimo per assicurare i previsti aumenti del Fabbisogno Sanitario Nazionale (FSN). In particolare sono stati illustrati, in estrema sintesi:

l'impostazione del Patto: dopo la lunga stagione dei tagli, che hanno accentuato disuguaglianze e ostacolato le necessarie innovazioni, investire e riorganizzare il SSN per assicurare il diritto alla salute e a cure di qualità ai cittadini;

 alcune schede della bozza di Patto in discussione: Finanziamento, Attuazione Lea (e revisione dei piani di rientro), Personale (risorse umane), Mobilità, Enti vigilati, Farmaceutica, Investimenti, Prevenzione, Servizi territoriali e medicina generale, Ticket, Partecipazione dei cittadini, anche, finalizzata alla rilevazione e misurazione del grado di soddisfazione in merito alla rete dei servizi, Liste Attesa; e alcuni punti critici, oggetto di rilievo anche da parte del MEF (ad esempio sulla revisione dei piani di rientro, sull'attuazione nuovi Lea, sul Personale). In particolare, abbiamo apprezzato che l'ipotesi Patto preveda un finanziamento pluriennale, confermato dalla proposta di legge di Bilancio con gli aumenti di 2 miliardi nel 2020 e di 1,5 miliardo nel 2021, pur sottolineando che il FSN resta ancora sottodimensionato e che debba essere progressivamente adeguato. In questo senso, un primo segnale positivo è il finanziamento aggiuntivo dedicato finalmente all'abolizione del superticket (185 milioni nel 2020 e 554 milioni a decorrere dal 2021). Abbiamo anche segnalato che l'approfondimento previsto dal Patto sulla eventuale revisione della compartecipazione alla spesa sanitaria va attuato con attenzione e con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Resta aperta la necessità di introdurre tra i criteri di riparto del FSN la cosiddetta "deprivazione sociale".

Fra i diversi capitoli del Patto (anche in funzione della sua effettiva attuazione) abbiamo intanto scelto alcuni temi cui dedicare i prossimi incontri: Prevenzione/promozione della salute: abbiamo ribadito la proposta di Conferenza nazionale per la prevenzione e la promozione della Salute organizzata da Governo, Regioni e Comuni, in alleanza con forze sindacali e sociali. La Conferenza va costruita con un percorso partecipato di assemblee territoriali e regionali, attento in particolare alle disuguaglianze di salute e alla sicurezza dei luoghi di lavoro. Sviluppo delle Reti socio sanitarie integrate territoriali (continuità assistenziale Ospedale Territorio, presa in carico): per affrontare quelle che l'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce "le nuove epidemie": le Cronicità, la Non Autosufficienza, il disagio mentale. Qui si è 1 La delegazione per il Ministero della Salute composta da: il Capo di Gabinetto Goffredo Zaccardi, il direttore generale della programmazione Andrea Urbani, la direttrice generale Professioni e Risorse umane Rossana Ugenti.

La delegazione sindacale composta da: Stefano Cecconi e Nicola Marongiu CGIL, Imma La Torre CISL; Mirella Novelli e Donatella Querci UIL.

Uno specifico confronto va dedicato al tema della Non Autosufficienza, coinvolgendo anche le organizzazioni sindacali dei pensionati. Il lavoro per la salute e le cure: per valorizzare, dare stabilità e certezze a chi è impegnato ogni giorno nel compito delicatissimo di assicurare cure e assistenza ai cittadini, occorre rimuovere diversi ostacoli (es. blocco delle assunzioni e dei contratti), liberare la contrattazione, valorizzare le professionalità, assicurare uguaglianza di retribuzioni e diritti, ecc. Su questo argomento il confronto coinvolgerà anche le organizzazioni sindacali di Categoria. Liste di Attesa: si tratta di verificare l'attuazione del nuovo recente Piano nazionale (e dei piani regionali/locali) di governo delle liste di attesa; a questo scopo abbiamo anche ribadito la richiesta di ampliare, nell'ambito dell'Osservatorio nazionale, la rappresentanza delle "Organizzazioni civiche di tutela del diritto alla salute" (ora limitata ad una sola organizzazione), inserendo tra gli altri Cgil, Cisl, Uil. Il confronto proseguirà per un aggiornamento sul Patto per la Salute e sulle priorità concordate.

Prima dell'incontro il Ministero invierà un testo aggiornato di bozza del Patto e sulle Linee per la Rete dei Servizi territoriali. Successivamente il confronto tratterà anche altri argomenti: applicazione nuovi Lea e sistema di garanzia, revisione dei piani rientro, mobilità sanitaria, piano degli investimenti per l'edilizia e l'ammodernamento tecnologico, rapporto università/SSN.

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