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“Chiediamo da tempo, senza risposta, alla Giunta regionale un tavolo su esuberi, che ammonterebbero ad alcune migliaia di lavoratori, e un nuovo modello organizzativo con standard migliorati”

Ci aspettiamo più attenzione e considerazione verso gli anziani delle Rsa della regione e le loro famiglie che hanno pagato un prezzo altissimo in questi mesi di pandemia e tutti gli operatori socio sanitari che hanno messo a rischio la loro salute e quella dei loro familiari per accudire gli ospiti delle Residenze durante la lunga fase dell’emergenza sanitaria”. Lo affermano i segretari regionali di Cgil Cisl Uil Piemonte, Danila Botta, Luca Caretti, Francesco Lo Grasso, stigmatizzando la scelta della Giunta regionale di non coinvolgere i sindacati su un tema importante come quello delle Rsa.

“Così facendo, si escludono dalla discussione i tanti lavoratori che stanno rischiando il posto di lavoro e che vedono il loro futuro sempre più incerto. Riteniamo sbagliata e inopportuna – aggiungono i segretari di Cgil, Cisl, Uil regionali, Botta, Caretti, Lo Grasso – la decisione della Giunta regionale di convocare oggi una videoconferenza stampa sul tema delle Rsa riservata solo ad alcuni rappresentanti delle associazioni di categoria, escludendo le organizzazioni sindacali che da tempo chiedono, senza risposta, un tavolo di confronto sul tema degli esuberi, che ammonterebbero ad alcune migliaia in regione, e l’avvio di un seria discussione per l’adozione di un nuovo modello di Residenze Sanitarie Assistenziali, con standard migliorati”.

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Regione Piemonte, Banca Sella e Cgil - Cisl - Uil hanno rinnovato l'accordo per l'anticipo delle indennità di cassa integrazione straordinaria ai lavoratori delle aziende piemontesi in difficoltà residenti nella regione. Il provvedimento sarà valido fino al 31 dicembre 2021 e non comporterà alcun costo per i lavoratori che ne beneficeranno.


Grazie all'accordo, tutti i dipendenti di imprese per le quali è stata richiesta la concessione del trattamento per ristrutturazione, riorganizzazione, crisi aziendale, cessazione di attività produttiva, contratto di solidarietà, anche nei periodi di fruizione del Fondo di integrazione salariale, potranno richiedere l'anticipo della cassa integrazione in tutte le filiali piemontesi di Banca Sella. L'accordo garantisce ai lavoratori una copertura economica nel corso dei mesi che l'Inps potrebbe impiegare per corrispondere le indennità di cassa integrazione, nei casi in cui l'impresa non sia in grado di provvedere direttamente. Banca Sella, infatti, provvederà a un anticipo mensile del trattamento spettante, per un periodo massimo di sette mesi e con un tetto massimo complessivo di 6.500 euro, senza alcun interesse o spesa aggiuntiva.

"Un atto concreto – dichiara Elena Chiorino assessore regionale all'Istruzione, Lavoro, Formazione professionale, Diritto allo Studio universitario – che rappresenta il rinnovo di una buona notizia per tutti coloro che attendono il pagamento della cassa integrazione. Viviamo un'emergenza che continua a mettere in ginocchio non solo le nostre imprese, ma anche le famiglie. Ringrazio Banca Sella, banca del territorio, che ha dimostrato ancora una volta grande attenzione al Piemonte, ai suoi lavoratori ed alle loro famiglie in difficoltà."


"Il rinnovo di questo accordo con la Regione Piemonte e le organizzazioni sindacali – afferma Massimo Vigo, amministratore delegato di Banca Sella – è molto importante perché rappresenta un ulteriore strumento di supporto alle imprese e alle famiglie del nostro territorio. Il rinnovo, inoltre, avviene in un momento particolarmente complesso come quello che stiamo attraversando a causa della diffusione della pandemia e delle conseguenze che essa sta avendo sul tessuto economico-produttivo, e si va ad aggiungere alle altre iniziative che Banca Sella ha messo in campo in questi mesi".


"Il rinnovo dell'accordo con Banca Sella – dichiarano Claudio Stacchini, Giovanni Baratta, Teresa Cianciotta delle Segreterie Regionali di Cgil - Cisl - Uil – deve rappresentare un esempio e uno stimolo per il settore del credito, di vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie per superare questa difficile fase".
La Regione Piemonte, che ha promosso e coordina l'iniziativa, si farà carico del pagamento degli interessi correlati all'apertura del conto corrente sul quale sarà versato l'anticipo della cassa integrazione. Cgil - Cisl - Uil supporteranno i richiedenti offrendo loro assistenza per la richiesta dell'anticipo.


Torino, 22 febbraio 2021 UFFICI STAMPA

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Siglato il tanto atteso accordo tra CGIL-CISL-UIL regionali, Regione Piemonte, FinPiemonte e Intesa San Paolo che semplifica e rende più rapide le procedure per ottenere l'anticipo degli ammortizzatori sociali. Si tratta di una notizia importantissima per migliaia di lavoratori e lavoratrici in attesa di risorse economiche per traguardare il difficile periodo di crisi amplificato dall'emergenza Covid – dichiarano i Segretari di CGIL CISL UIL del Piemonte Claudio Stacchini, Giovanni Baratta, Teresa Cianciotta – Un risultato arrivato però con tempi eccessivamente lunghi. E' dall'inizio di marzo che il Sindacato chiede alla Regione ed al Sistema Bancario di realizzare un accordo che assicuri l'anticipo dell'integrazione salariale a tutti i lavoratori in tempi rapidi. Ci sono voluti 2 mesi per raggiungere un accordo anche se solo con una importante banca piemontese. Tutto ciò non può ripetersi – specificano i sindacalisti – e nessuno provi a scaricare la responsabilità sui lavoratori della Regione e dell'INPS che ancora in queste ore, stanno sopperendo alle disfunzioni ed alle lungaggini burocratiche. I ritardi sono figli degli errori di chi aveva il compito di presentare le domande, della complessità della procedura informatica, della cattiva macchina organizzativa della stessa Regione che non si è dimostrata adeguata al volume di domande di Cassa in Deroga, Un "modello Piemonte" esisteva già, c'erano accordi in vigore con Banca Sella e Intesa SanPaolo per l'anticipo della CIGS – dicono i tre Segretari - e funzionavano bene, ma i tempi troppo lenti con cui si è mossa la Regione e l'indisponibilità dell'ABI a garantire a tutti i lavoratori il diritto alla gratuità ed all'anticipo, anche per chi non era correntista delle Banche aderenti, ha impedito di raggiungere un accordo per tutto il sistema bancario piemontese.

L'accordo, siglato tra CGIL CISL UIL, Regione Piemonte, FinPiemonte e Intesa San Paolo, semplifica e rende più rapide le procedure per ottenere l'anticipo degli ammortizzatori sociali. Garantisce la gratuità a tutti i correntisti e consente l'apertura di nuovi conti correnti per fruire dell'anticipo anche da parte dei lavoratori che non sono correntisti di Intesa San Paolo. Istituisce il fondo di garanzia regionale e indirizza il credito alle aziende, finalizzato alla salvaguardia dell'occupazione. Si tratta di "Un atto concreto dopo tanti annunci – affermano ancora Stacchini CGIL, Baratta CISL, Cianciotta UIL - che rappresenta una buona notizia per tutti coloro che aspettano il pagamento della cassa integrazione. Spiace comunque non aver potuto fare un accordo con l'Abi regionale a fronte di una precisa disponibilità della Regione e del Sindacato. L'auspicio è – concludono i sindacalisti – che altri importanti istituti seguano l'esempio odierno e si possa dare una visione del sistema bancario diversa da quella lenta e complessa di questi mesi, più vicina ai lavoratori e alle imprese.

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I componenti del Consiglio Confederale Regionale sono convocati per venerdì 6 ottobre, dalle 9,30 alle 13.30, presso il TEATRO COLOSSEO, a Torino, in via Madama Cristina n. 71, per partecipare all'Assemblea Nazionale dei Delegati UIL di Nord Ovest e Sardegna.

I lavori saranno conclusi dall'intervento del Segretario Generale della UIL Carmelo Barbagallo.

Data l'importanza dell'evento, si raccomanda la partecipazione di tutti i componenti, allargata a RSU, RSA, RLS, RLST delle Categorie della UIL.

Il programma dettagliato dei lavori, in via di completamento, sarà pubblicato sul sito della UIL Piemonte e inviato a tutte la Categorie, alle CST, ai Servizi.

Si coglie l'occasione per invitare i componenti del Consiglio Confederale Regionale a comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica e il numero di telefono cellulare (utile per l'invio di SMS), qualora non si sia già provveduto o nei casi di cambiamento, all'indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o al numero 011 2417187.

 

Il Segretario Generale

UIL Piemonte

Giovanni Cortese

Torino, 21 settembre 2017

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PRIMO TRIMESTRE 2017: IN PIEMONTE LA CIG DIMINUISCE DEL 57,8% RISPETTO AL 1° TRIMESTRE DEL 2016, A LIVELLO NAZIONALE SCENDE DEL 38%. TORINO E' SEMPRE LA PROVINCIA PIU' CASSAINTEGRATA, IL PIEMONTE AL 1° POSTO TRA LE REGIONI

In allegato l'analisi completa.

In Italia, nel primo trimestre del 2017, come evidenziano i dati del Servizio politiche attive e passive del lavoro della UIL Nazionale, sono state richieste 105.156.379 ore di cassa integrazione, con una riduzione, rispetto allo stesso periodo del 2016, del 38%.

In Piemonte la richiesta è stata di 14.665.583 ore, in discesa del 57,8% (-8% ordinaria, -65,6% straordinaria, -40,8% deroga).

Nel periodo gennaio-marzo, i lavoratori piemontesi mensilmente tutelati sono stati 28.756, in calo di 39.428 unità rispetto al 1° trimestre del 2016.

Il Piemonte è la regione con la maggiore richiesta di cassa integrazione, seguita dalla Lombardia e dal Veneto.

DATI PROVINCIALI

Nel confronto tra il 1° trimestre del 2017 e del 2016, l'andamento delle ore nelle province piemontesi è stato il seguente: Asti +107,8%, Biella +40,7%, Vercelli +2,6%, Verbania -2,3%, Cuneo -14,5%, Novara -15,8%, Alessandria -31,2%, Torino -69,6%.

Torino, con 8.824.221 ore, si conferma provincia più cassaintegrata d'Italia, seguita da Milano e Roma.

DICHIARA IL SEGRETARIO GENERALE UIL PIEMONTE GIANNI CORTESE: "I dati del primo trimestre dell'anno, relativi alle richieste di cassa integrazione, evidenziano un calo generalizzato rispetto all'analogo periodo del 2016. L'andamento, però, non deve far pensare che il Piemonte sia investito dal forte vento della ripresa, stante i livelli dei consumi, degli investimenti, della ricchezza prodotta, della disoccupazione, in special modo giovanile, purtroppo ancora distanti dai livelli pre crisi. I dati, inoltre, sono parziali perché carenti delle ore richieste al Fondo di Integrazione Salariale che ha sostituito la cassa integrazione in deroga per le aziende con più di 5 dipendenti. Con il venire meno degli incentivi alle assunzioni, i dati riflettono le reali condizioni del mercato del lavoro. Il ruolo della politica dovrebbe essere quello di favorire gli insediamenti produttivi e la crescita della domanda interna con adeguate politiche fiscali e redistributive".

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Il quadro economico del Piemonte

Il Piemonte è una delle regioni a più alta concentrazione industriale d'Europa, tanto che ancora oggi, nella grave crisi che ha colpito il sistema manifatturiero, più del 50% del PIL regionale dipende direttamente dalla domanda di beni finali prodotti dall'industria.

La nostra regione dispone di un sistema di imprese ad alta tecnologia e di terziario avanzato che svolgono un ruolo importante per l'economia locale.

Altrettanto si può dire del settore agro-alimentare, che può beneficiare del riconoscimento, attribuito dall'UNESCO, al territorio Langhe-Roero-Monferrato, quale patrimonio mondiale dell'umanità.

Non bisogna dimenticare, inoltre, il valore del lavoro pubblico che rappresenta una componente di primo piano del sistema piemontese, per il numero di occupati, per le risorse mobilitate e per le delicate funzioni svolte, che richiedono costanti processi di semplificazione, ammodernamento ed efficientizzazione al servizio dei cittadini e del sistema produttivo.

Il PIL in Piemonte, secondo l'ultimo rapporto Svimez, dal 2008 al 2014, è sceso del 12%, a fronte di una riduzione media nazionale dell'8,7%. L'aumento dello 0,3% fatto registrare lo scorso anno e la previsione di una limitata crescita per il 2015, dovuta principalmente, come nel resto del Paese, alla debolezza dell'Euro, al calo del prezzo del petrolio e alla manovra di quantitative easing della Banca Centrale Europea, non sono sufficienti per far dire che la crisi è alle spalle. Tra i pochi elementi positivi in essere c'è la ripresa delle esportazioni (+9,6% nel 1° semestre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014), che testimonia l'esistenza di un tessuto d'imprese in grado di competere, innovare e guadagnare spazi nel mercato globale.

Molto diversa è la condizione delle imprese che producono beni e servizi destinati al mercato nazionale, che continua a manifestare forti connotati di stagnazione.

La situazione occupazionale

Le conseguenze della grave crisi che ha colpito il nostro Paese, dalla fine del 2008, hanno prodotto in Piemonte una consistente perdita di posti di lavoro, un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, il peggioramento delle condizioni per migliaia di famiglie e la nascita di nuove povertà.

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Tra il 2008 e il 2014 gli occupati in Piemonte sono scesi di 88 mila unità e le persone in cerca di occupazione sono cresciute di 126 mila unità. Il tasso di disoccupazione, nel 2014, era all'11,3% a fronte di una media del Nord-Italia dell'8,6%. Nel secondo trimestre del 2015 si è registrato un miglioramento, poiché la disoccupazione è scesa al 10,2%, ma è necessario ricordare che rispetto al 2007 è superiore del 220%.

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) rappresenta una delle note più dolenti. Nel 2014 si è attestato al 42,2% ed ha raggiunto il 49,9% in provincia di

Torino, il 50,3% in provincia di Novara ed il 46% in provincia di Biella, a fronte di una media delle regioni del Nord Italia del 32,7%.

Le persone in cerca di lavoro nel 2014 erano 226 mila, di queste ben 104 mila avevano una scolarità molto bassa (senza titolo, scuola elementare, licenza media),

112 mila avevano meno di 35 anni e 97 mila erano nella fascia d'età tra i 35 e i 54, quindi ancora lontani dal raggiungimento dei requisiti pensionistici.

Nei prossimi mesi il quadro rischia un ulteriore peggioramento per l'effetto combinato di alcuni fattori, alcuni già operanti, come la progressiva scomparsa di

ammortizzatori sociali e la prevista riduzione dei periodi di fruizione.

La Pubblica Amministrazione è alle prese con un prolungato blocco del turn-over e una massiccia esternalizzazione dei servizi, realizzata con appalti caratterizzati spesso da lavoro povero e precario. Gli affidamenti, le concessioni e forniture di beni e servizi, l'esecuzione di opere, devono essere regolati da gare ad evidenza pubblica, in grado di garantire trasparenza, legalità, qualità e tutela occupazionale.

L'emergenza sociale

La povertà relativa e quella assoluta, collegate alla perdita del lavoro e all'esaurimento degli ammortizzatori sociali, sono cresciute notevolmente in

Piemonte durante i sette anni di crisi. Secondo uno studio della Caritas, diffuso a novembre, il 14,1% dei residenti nell'area metropolitana torinese (circa 200.000

abitanti) si trova in condizioni di povertà, il 6% versa in povertà estrema. In Piemonte, l'indice di povertà raggiunge il 16,8% della popolazione complessiva.

Si tratta di cifre che, purtroppo, potrebbero peggiorare a causa del numero rilevante di lavoratori (circa 30.000) che, nei prossimi mesi, rischieranno di trovarsi senza alcun reddito, per la perdita del posto di lavoro, l'esaurimento degli ammortizzatori sociali e per l'impossibilità di agganciare il traguardo della pensione.

Dispiace dover constatare che, nel momento in cui aumenta il numero di cittadini che richiedono protezione sociale, diminuiscano i trasferimenti alle regioni e al sistema delle autonomie locali per il welfare.

Politiche attive e sostegno al reddito

Le buone politiche attive rivestono un'importanza crescente per mantenere i posti di lavoro, stabilizzare i giovani precari, favorire l'occupazione femminile, ricollocare chi ha perso o è a rischio di perdere il posto di lavoro.

Nella valutazione di possibili ricollocazioni, bisognerebbe distinguere tra soggetti anziani con possibilità di reinserimenti pressoché nulli e soggetti più giovani per i

quali è obbligatorio ricercare nuove opportunità occupazionali.

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Sarebbe opportuno, in attesa del raggiungimento dei requisiti previdenziali, assicurare ai primi un reddito minimo collegato allo svolgimento di attività socialmente utili o cantieri di lavoro, che necessitano di formazione limitata.

Per i lavoratori più giovani o, comunque, distanti dal traguardo pensionistico, è di grande importanza la predisposizione di efficaci piani di ricollocazione

personalizzati. Per le attività di formazione necessarie, si potrebbe erogare, in assenza di reddito dei partecipanti, un contributo regionale quale incentivo alla frequenza.

Per assorbire temporaneamente almeno una parte delle migliaia di persone disoccupate e senza ammortizzatori, sarebbe necessario utilizzare i Fondi Europei

(FSE, FESR, FSR) per favorire progetti di lavoro, predisposti dagli Enti Locali negli ambiti di maggiore urgenza (dissesto idro-geologico, recupero dell'edilizia pubblica e risparmio energetico, cura dell'ambiente).

Le leve su cui agire per far funzionare le politiche attive sono rappresentate dalla "buona formazione" e da un efficace sistema di "servizi per l'impiego", basato

sull'integrazione e sulla sussidiarietà.

E' urgente progettare e attuare percorsi integrati di istruzione e formazione professionale, che perseguano l'obiettivo di assicurare a tutti una solida formazione

culturale di base, per contrastare il basso livello di scolarizzazione, ma allo stesso tempo sviluppare qualificate competenze professionali, coerenti con le esigenze del mondo del lavoro. Come più volte richiesto dal Sindacato, sarebbe necessario che la Regione si facesse carico di promuovere, coinvolgendo le parti sociali, un serio censimento volto ad individuare le figure professionali realmente carenti nel mercato del lavoro piemontese. I percorsi di formazione, aggiornamento e riqualificazione professionale dei lavoratori potrebbero così essere finalizzati alla preparazione di tali profili.

E', inoltre, importante qualificare e supportare il personale del sistema regionale della formazione, e quello dei Centri per l'Impiego, che si trovano ad operare sempre più a stretto contatto, con pochi strumenti operativi e insufficienti risorse economiche e di organico.

Serve, insomma, un intervento che rilanci e qualifichi l'intero settore, dando agli operatori dei servizi per l'impiego strumenti effettivi di reale profilazione dei

soggetti, limitando al massimo le dannose standardizzazioni, se non richieste per esigenze di uniformità del sistema. Ogni attività di intermediazione deve essere

"indagata" approfonditamente per valutare, oltre agli esiti occupazionali immediati, i livelli di qualità e stabilità dell'occupazione eventualmente creata.

Ricordiamo che oggi, in Italia, i Servizi per l'Impiego, pubblici e privati, intermediano solo il 5% delle offerte di lavoro e che per tali Servizi si spendono 500

milioni di Euro, contro i 6 miliardi della Francia e i 12 della Germania. Gli addetti sono 8.000 in Italia, 70.000 in Francia e 90.000 in Germania.

Aiutare la ripresa in Piemonte

Le difficoltà economiche ed occupazionali si inseriscono in un contesto regionale contrassegnato dalla carenza di moderne reti infrastrutturali e della logistica, dalla

scarsa diffusione delle tecnologie digitali (a partire dalla banda ultra-larga), da 4 processi autorizzativi spesso lenti e macchinosi, che non invogliano a intraprendere

insediamenti produttivi nel territorio piemontese. Bisogna considerare che, oltre ai problemi e ai ritardi regionali, pesano negativamente, come macigni, il livello di

tassazione sul lavoro e i costi dell'energia.

Per lo sviluppo, sono necessari investimenti pubblici e privati da indirizzare a: ricerca e innovazione nella sanità e biotecnologie, risparmio energetico, assetto idro-geologico, bonifiche ambientali, trasporti e logistica, reti digitali. In tal modo, si potrebbe realizzare un volano importante per la ripresa dell'economia e dell'occupazione.

In funzione di ciò, la programmazione 2014/2020 dei Fondi Europei deve introdurre discontinuità rispetto al settennio precedente, perseguendo criteri di selettività dei progetti.

Per sostenere un processo di crescita credibile e duraturo è necessario, in primo luogo, utilizzare di più, con maggiore efficacia e velocità i fondi nazionali ed europei.

Il Piemonte presenta una pesante condizione debitoria delle finanze regionali, per cui l'utilizzo dei Fondi comunitari rappresenta la risorsa economica migliore di cui

disporre.

Fare una vera politica industriale con i fondi strutturali vuol dire darsi strumenti efficaci per promuovere i nostri prodotti nei mercati internazionali, favorire la

crescita dimensionale delle imprese e la lotta alle nuove povertà. Si tratta, quindi, di perseguire gli obiettivi di uno sviluppo intelligente, sostenibile e inclusivo.

E' importante, inoltre, valorizzare le numerose e qualificate risorse del sapere presenti nella nostra regione. Il Polo universitario, ad esempio, costituisce un terreno

favorevole all'innovazione e alla diffusione della conoscenza. L'incubatore di Start Up del Politecnico di Torino, che favorisce la nascita di imprese ad elevata

innovazione tecnologica, rappresenta la punta d'eccellenza, in questo campo, non solo a livello nazionale ma europeo.

Un'altra ipotesi concreta è lavorare su una "green economy" pensata come opportunità trasversale per tutti i settori produttivi.

Investire nel volto "verde" della nostra economia vuol dire adoperarsi per creare un contesto produttivo più competitivo ed innovativo, con conseguenze positive

sull'occupazione e sulla qualità ambientale.

Sono, inoltre, necessarie azioni volte a favorire l'erogazione di prestiti bancari, in grado di supportare le imprese anche nei percorsi d'internazionalizzazione e, in

aggiunta, azioni concrete per la velocizzazione e la semplificazione dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione.

Dato l'elevato numero di Piccole e Medie Imprese presenti nella nostra regione, i risultati positivi delle esportazioni evidenziano la necessità di favorire e diffondere

reti associative che facilitino l'internazionalizzazione, migliorando le capacità di innovazione e competizione nel mercato globale.

La lotta all'evasione fiscale, utile a perseguire legalità e trasparenza, potrebbe recuperare risorse consistenti da mettere a disposizione della crescita.

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Fare sistema

Nella difficile fase in corso da oltre sette anni, è necessario un progetto che unisca tutte le azioni, finalizzandole alla competitività del "Sistema Piemonte", attraverso la realizzazione di un confronto permanente tra Istituzioni e forze sociali, determinanti per un effetto moltiplicatore delle risorse investite.

Il Piemonte potrebbe, così essere, un importante e innovativo laboratorio, in grado di innescare il motore dello sviluppo economico e di mantenere la coesione sociale.

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SOCIETA' PARTECIPATE DELLA REGIONE PIEMONTE. DOMANI L'INCONTRO RICHIESTO DAI SINDACATI PER TUTELARE OCCUPAZIONE E SERVIZI.

E' previsto per domani mattina, mercoledì 11 marzo, l'incontro richiesto da tempo da CGIL-CISL-UIL Piemonte con l'Assessora Giuseppina De Santis sul tema Società Partecipate della Regione.

"Siamo preoccupati delle scelte già effettuate dalla Regione che hanno messo fortemente in discussione gli assetti occupazionali di alcune di queste società, senza un piano generale di intervento che sappia valorizzare il contributo che questo settore offre allo sviluppo e alla tenuta occupazionale del Piemonte. Invitiamo la Regione ad un confronto serio per trovare soluzioni condivise che salvaguardino occupazione ed efficienza", dichiarano Elena Ferro, Giovanni Baratta, Domenico Paoli delle segreterie piemontesi di Cgil-Cisl-Uil.          .

Le società Partecipate in Piemonte producono infatti beni e servizi per l'ente partecipante per valore complessivo della produzione di 3 milioni e 200 mila euro, con un numero complessivo di dipendenti in tutto il comparto in Piemonte pari a 41.162.

Si tratta di società strumentali che perseguono per conto della Regione e degli enti locali obiettivi e finalità istituzionali, ovvero che erogano servizi essenziali senza rilevanza economica direttamente alla cittadinanza e i servizi pubblici locali nel loro complesso, che rappresentano il 23% di queste società ma il 60% del valore complessivo della produzione.

"La legge stabilisce tempi certi: entro il 31 marzo Regioni ed Enti Locali devono presentare il piano di dismissione e riorganizzazione. Occorre che questo piano veda la partecipazione del sindacato a un tavolo regionale di confronto – dicono ancora Elena Ferro, Giovanni Baratta, Domenico Paoli – in cui si discuta di Piano Industriale complessivo delle società partecipate dalla Regione, Finpiemonte in primis"

"Il settore produce valore e lavoro, occorre intervenire con rigore su sprechi, consulenze e società ormai inattive, ma l'obiettivo complessivamente deve essere quello della salvaguardia occupazionale e della garanzia dell'erogazione del servizio alla cittadinanza. Devono essere gli sprechi e la malagestione ad essere cancellate, non i lavoratori".

Torino, 10 marzo 2015                                                             

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Torino, 6 marzo 2015

COMUNICATO STAMPA ELEZIONI RSU DEL PUBBLICO IMPIEGO 3-4-5 MARZO 2015

I lavoratori hanno scelto, con un'affluenza molto alta in tutti i comparti, di esprimere la loro fiducia nei confronti del Sindacato.

Le elezioni per il rinnovo delle RSU nel Pubblico Impiego si sono svolte in un "clima pesante" per il blocco dei contratti di lavoro e per le incessanti, ingiuste, campagne denigratorie nei confronti dei dipendenti.

In questo contesto, le liste della UIL hanno ottenuto successi importanti e diffusi, a cominciare dal primato nella più grossa azienda pubblica del Piemonte: il Comune di Torino.

Anche nella più grossa Azienda Sanitaria Locale, la To4, la UIL FPL è di gran lunga l'Organizzazione più votata, così come nella To1 (maggioranza assoluta) e nelle Asl di Alessandria e Novara.

Le liste della UIL conseguono il primo posto in numerosi comuni e negli Enti Provincia di Asti e Vercelli.

Negli istituti scolastici piemontesi, la UIL SCUOLA registra un ulteriore aumento dei propri rappresentanti.

Importanti risultati giungono anche dalla Ricerca, dall'Università, dai Ministeri e dagli Enti pubblici.

La UIL ringrazia sentitamente tutte le lavoratrici e i lavoratori pubblici e si impegna ad utilizzare la forza ricevuta per contribuire a rinnovare i contratti di lavoro,

giunti al sesto anno di blocco.

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"Per andare oltre la crisi" è il titolo del convegno che la Uil Piemonte ha organizzato per oggi, seconda giornata di Congresso regionale che si tiene al "Bureau international du Travail" a Torino. Ad intervenire, prendendo parte al dibattito, saranno il segretario generale della Uil Luigi Angeletti, il sottosegretario al lavoro e alle Politiche sociali Luigi Bobba, l'assessore regionale al lavoro Gianna Pentenero, il presidente di Confindustria Piemonte Gianfranco Carbonato e lo storico dell'industria Giuseppe Berta. "Le conseguenze della grave e lunga crisi hanno prodotto in Piemonte una consistente perdita di posti di lavoro e la nascita di nuove povertà - dice il segretario regionale della Uil Giovanni Cortese - Ora servono politiche nazionali capaci di ridurre la pressione fiscale, in Piemonte invece è indispensabile la messa a punto di un progetto che rilanci il territorio, rimuovendo le carenze che limitano la competitività del nostro sistema produttivo. Ma servono anche un patto per lo sviluppo e il lavoro e un welfare locale di nuova generazione che abbandoni le caratteristiche meramente riparatorie e assistenziali". Ricordiamo che anche oggi tutte le categorie della UIL di Alessandria sono presenti a Torino.

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