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L'emergenza sanitaria si è tradotta in emergenza occupazionale? Le misure attuate dal Governo stanno rispondendo, ed in che modo, alla tenuta del nostro mercato del lavoro? Quali sono i primi effetti delle novità in tema di contratti a tempo determinato e licenziamenti, contenute nella Legge Cura Italia e nel DL Rilancio attualmente in corso di conversione?

A tutte queste domande cercheremo di rispondere, avvalendoci dei recentissimi dati amministrativi (Fonte Inps e Ministero del Lavoro) e statistici (Istat), che potranno essere utili per cogliere aspetti su cui orientare riflessioni e proposte.

Abbiamo, purtroppo, vissuto in un recente passato una pesante crisi da cui il nostro sistema Paese ha cercato, e cerca ancora oggi, di risollevarsi. La difficilissima crisi economico-finanziaria del 2008 si trascinò dietro lunghi anni di effetti negativi sul versante occupazionale. In quel contesto, accanto ai classici ammortizzatori sociali, venne introdotta per la prima volta la cassa integrazione in deroga, uno strumento, gestito direttamente dalle Regioni, che si rivelò di fondamentale importanza per la salvaguardia di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che non avevano strumenti di sostegno al reddito. In quegli anni di crisi acerrima, si cominciò a parlare di una riforma degli ammortizzatori sociali e ieri, come oggi, il Sindacato scongiurò fortemente l'idea di una riforma in costanza di crisi.

A distanza di qualche anno, siamo di nuovo in presenza di una crisi che purtroppo non crediamo presenterà un conto più basso di quello del 2008. Ma forse oltre ai vigenti e strutturati ammortizzatori sociali, la neo reintrodotta cassa in deroga e gli strumenti di sostegno al reddito creati dalla bilateralità, riusciranno a tamponare un'emorragia occupazionale di cui è impossibile per ora fare previsioni.

I dati di maggio sulla cassa integrazione diffusi ieri dall'Inps mostrano numeri mai visti in precedenza. Le ore autorizzate con causale "emergenza sanitaria Covid-19" sono state nel bimestre aprile-maggio 2020 pari a circa 1,7 miliardi. Ciò significa aver salvaguardato, secondo nostre stime, 5 milioni di posti di lavoro. Il confronto sull'enormità di questi numeri è più chiaro se si pensa che nel peggior anno della precedente crisi (2010) sono state autorizzate 1,3 miliardi di ore.

I dati Istat riferiti al I trimestre 2020 ci dicono che abbiamo avuto un contenuto calo tendenziale dell'occupazione (-0,2%). A ciò ha contribuito sicuramente il combinato disposto di alcune misure introdotte sin da subito: il blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo e la durata della cassa integrazione. Ma con il passare del tempo ci si è finalmente accorti che la cassa integrazione, come abbiamo più volte sostenuto come Organizzazioni Sindacali, terminerà prima della fine del blocco dei licenziamenti calendarizzato per il 17 agosto prossimo. E a quel punto cosa succederà in presenza di un vulnus tra fine ammortizzatori e divieto di licenziare? E, dopo il 17 agosto, riusciremo a ottenere un ulteriore blocco dei licenziamenti accompagnato dagli ammortizzatori?

Intanto, i primi dati dell'Inps ci informano che i licenziamenti per motivi economici, nel I trimestre 2020, sono diminuiti dell'11, 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

C'è poi il tema delle lavoratrici e lavoratori con contratti a tempo determinato, anche in somministrazione, su cui prima il Cura Italia e poi il DL Rilancio hanno previsto delle deroghe alla normativa vigente.

Si è passati dalla deroga allo stop&go contenuta nel primo atto del Governo, alla eliminazione delle causali inserita solo con il secondo Decreto Legge emanato il 19 maggio, che ne ha previsto una vigenza fino al 30 agosto. Il lockdown ha portato a mancate proroghe e rinnovi di contratti a termine e ciò è visibile nei dati pubblicati dall'Inps in cui si fotografa la perdita di 200 mila attivazioni di rapporti di lavoro a tempo determinato, insieme alla perdita di 120 mila attivazioni di rapporti di somministrazione a tempo determinato.

La riduzione di questi contratti, già presente a seguito della impossibile applicazione delle causali introdotte dal Decreto Dignità, oggi è maggiormente evidente con l'attuale crisi in atto. Sarà importante, come più volte richiesto dalle Organizzazioni Sindacali, che il tema delle causali venga definitivamente demandato alla contrattazione collettiva e che, da subito, si liberalizzino le causali fino a fine anno per aiutare a rimettere in moto un mercato del lavoro profondamente in sofferenza.

Sperando che questo elaborato possa essere uno strumento di analisi e conoscenza dello stato dell'arte per tutti voi, buona lettura.

Roma, 19 giugno 2020

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