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Comunicato stampa 21 novembre 2017 del Segretario Generale UILPA Polizia Penitenziaria Salvatore CARBONE


Gli esiti dell'incontro regionale per la definizione delle piante organiche e ripartizione delle unità nelle sedi del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta.
Si è tenuto oggi a Torino, in via d'urgenza, l'incontro voluto dal Ministero della Giustizia, Direzione Generale del Personale e delle Risorse per il Corpo di polizia penitenziaria, per la ripartizione, nel distretto del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta, delle nuove piante organiche definite dal D.M. del 2 ottobre u.s. pubblicato sul B.U. del Ministero della Giustizia n°21 del 15/11/2017.
Come sappiamo, il nuovo D.M. prevede, per gli effetti della legge Madia, una riduzione degli organici (rispetto al precedente D.M. del 2013) per il ruolo esecutivo degli Agenti e Assistenti, ed un incremento per i ruoli di concetto degli Ispettori ed esecutivo di coordinamento dei Sovrintendenti (venutisi a determinare per il riordino delle carriere appena approvato) da 4811 unità (quale dato complessivo) a 4065.
Di fatto l'organico del distretto, che non ha mai raggiunto quello previsto nel 2013, si è attestato al dato complessivo di 3908 unità. Dato, quest'ultimo, riferito al personale amministrato e non a quello effettivamente impiegato nelle sedi di riferimento. Quindi dato approssimativo e di facile numero di capienza superiore alla realtà.

Purtroppo, pur avendoli chiesti e reiterati, i dati non sono stati presentati!!!
Da qui la nostra posizione di contestazione a verbale:
Abbiamo contestato la carenza dell'informazione sugli organici e sulle ipotesi di riduzione dell'organico del personale in carico al PRAP di Torino e alle Scuole di Verbania e Cairo Montenotte;
abbiamo contestato di non averci fatto conoscere dove sia attualmente impiegato il personale della dismessa C.C. di Savona e della dismessa sede del Provveditorato della Liguria;
abbiamo chiesto di farci conoscere i tagli dei posti di servizio che l'Amministrazione intende apportare a seguito della riduzione dell'organico previsto dal D.M. del 2 ottobre;
non avendo ricevuto risposte abbiamo dichiarato di non poter fornire alcun contributo sindacale se privi dell'informazione richiesta.
Infine, abbiamo precisato che solo alla luce di questi dati potremo fornire un giusto adeguato servizio sindacale tanto all'Amministrazione, quanto e soprattutto, al personale di Polizia penitenziaria.
Poi, abbiamo anche pensato che forse avremmo dovuto aiutare questa Amministrazione di Torino per le 157 unità effettivamente carenti in Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta anche se riferite ai ruoli apicali della Polizia penitenziaria. Abbiamo considerato che forse avremmo dovuto proporre che nelle more dell'implemento delle figure apicali delle 157 unità carenti, si sarebbe potuto chiedere al Dipartimento di coprire dette 157 unità con gli agenti del 171° e 172° corso in attesa di prossima assegnazione.
Ma, poi, abbiamo desistito, perché ROMA ci avrebbe mai ascoltato?

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I sindacati della Polizia penitenziaria incontrano il ministro Orlando ma, al termine della riunione, confermano la mobilitazione in programma martedì 19 settembre a Roma in piazza Montecitorio a partire dalle ore 9. Con la rivendicazione «meno parole e più fatti a sostegno della Polizia Penitenziaria», i sindacati Sappe, Osapp, Uilpa, Sinappe, Fns Cisl, Uspp, Fsa-Cnpp e Fp Cgil promuovono, infatti, un sit in in occasione della ricorrenza del bicentenario del corpo.

Al centro dell'iniziativa la richiesta di «più sicurezza e adeguati strumenti per garantire l'incolumità dei poliziotti penitenziari, dato l'aumento di aggressioni, colluttazioni e ferimenti tra le sbarre; un adeguato piano di nuove assunzioni di Agenti di Polizia Penitenziaria (sono 8.000 le unità necessarie al Corpo); un adeguamento delle risorse per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da quasi 10 anni; il ripristino di corrette relazioni sindacali in sede centrale (Dap) e presso gli Istituti e servizi penitenziari del Paese; una rimodulazione del provvedimento di 'riordino delle carrierè».

Temi posti al centro della riunione di oggi col ministro della Giustizia, Andrea Orlando, - si legge in una nota - «ma che ha registrato esiti negativi». Da qui la conferma delle ragioni alla base della manifestazione di martedì 19 settembre che non avrà più corteo perché non autorizzato. Appuntamento quindi alle ore 9 in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei Deputati dietro le parole d'ordine «Meno parole e più fatti per la Polizia Penitenziaria». (ANSA).

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Udienza il 24 novembre 2017. Il Tribunale ordinario di Roma ha fissato per il giorno 24 novembre 2017 alle ore 11.00 l'udienza per discutere il ricorso prodotto dalla UILPA Polizia Penitenziaria affinché venga accertata e sanzionata la reiterata condotta antisindacale da parte dell'Amministrazione penitenziaria.

La UILPA PP, difatti, già il 5 settembre u.s. ha notificato il ricorso, con il quale sono state denunciate numerose violazioni da parte del DAP e che attengono a una serie di materie che più da vicino interessano gli operatori di Polizia penitenziaria impiegati in prima linea nelle carceri.

Fra le più importanti tematiche oggetto del ricorso, si segnalano particolarmente:

Determinazione delle piante organiche (ivi comprese quelle extramoenia);

Distacchi per motivi personali e familiari (ex art. 7, DPR 254/99);

Distacchi per esigenze dell'amministrazione;

Trasferimenti;

Procedure propedeutiche alle promozioni (cc.dd. "avanzamenti di qualifica");

Mancate informazioni, violazioni e aggiramento di procedure, non rispetto di termini, etc.;

Come detto, queste sono solo alcune delle materie oggetto di contestazione e l'iniziativa s'inserisce nell'ambito di una strategia complessiva, finalizzata a rompere il muro d'inerzia dell'Amministrazione penitenziaria e a sconfiggere l'assoluta riluttanza al rispetto delle regole codificate. È pertanto evidente che l'azione della UIL non si esaurirà con l'esito del ricorso, ma  anche da esso deriveranno altri spunti per alimentare la spinta propulsiva e la forza dirompete capace di infrangere quel muro, nell'ambito, si ribadisce, di una strategia più vasta (che non si anticipa per ovvi motivi).

Vi terremo ovviamente informarti degli sviluppi.

 

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Il 1° marzo prenderà il via l'indagine conoscitiva sullo Stress lavoro correlato nel personale della Polizia Penitenziaria promossa da Uil, UilPa Polizia Penitenziaria e Ital Uil.

Il 1° marzo la UilPa Polizia Penitenziaria e il Patronato Ital Uil pubblicheranno, sui rispettivi siti internet, tre questionari rivolti agli operatori della Polizia Penitenziaria che operano all'interno del sistema carcerario italiano. Obiettivo dell'iniziativa sindacale: valutare lo stato di salute - legato allo stress - degli operatori penitenziari facendo emergere sia le differenze tra le diverse categorie di lavoratori, che i fattori di maggior rischio, identificandone così le possibili soluzioni.

Un'indagine qualitativa sullo "Stress lavoro correlato" che utilizza lo strumento del questionario individuale a risposta singola, volontario e anonimo, strutturato su un argomento molto sentito all'interno di un contesto particolarmente disagiato, soprattutto tra i poliziotti addetti alle sezioni detentive, ma che al tempo stesso, interessa anche coloro che svolgono altri compiti all'interno del settore.

Avviare un intervento di iniziativa sindacale in questo specifico ambito è una questione prioritaria che si pone tra gli obiettivi anche quello di suggerire all'Amministrazione penitenziaria le criticità specifiche e le possibili azioni di miglioramento in questo ambito lavorativo.

Il questionario potrà essere compilato dai lavoratori in via telematica (www.polpenuil.it – www.italuil.it) e la rilevazione durerà due mesi: prenderà il via il prossimo 1° marzo per terminare il 1° maggio.

I promotori dell'iniziativa auspicano di raggiungere, attraverso questa importante indagine, il maggior numero di operatori di polizia penitenziaria arrivando in breve tempo ad analizzare un campione di circa tremila questionari, pari al 10% degli operatori penitenziari che operano all'interno del sistema carcerario nazionale.

Roma, 27 febbraio 2017

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Questa Organizzazione è intenzionata ad incontrare in assemblea i dipendenti tutti, di entrambi i comparti, in servizio presso codesta struttura nella giornata del 03 febbraio prossimo venturo.
L'assemblea avrà quale ordine del giorno "P.C.D. 13.01.2017 – DIREZIONE DEGLI ISTITUTI PENITENZIARI "G. CANTIELLO E S. GAETA" ALESSANDRIA, accorpamento dei due istituti alessandrini".
Premesso quanto sopra, si chiede di voler autorizzare due ore di permesso contrattuali a tutto il personale in servizio all'incontro che viene indetto dalle ore 10,30 alle 12,30 del giorno 03 FEBBRAIO 2017.
Si chiede altresì al Sig. dirigente l'istituto di autorizzare l'uso di un locale adatto allo scopo presso la struttura, nonché di predisporre l'affissione di copia della presente nelle bacheche del personale ivi in servizio.
Ringrazio per la collaborazione porgendo i più distinti saluti
IL SEGRETARIO REGIONALE GENERALE
Salvatore Carbone

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Avevamo scritto qualche giorno fa con interrogativo di cosa l'amministrazione dicesse al basta dei poliziotti silenti della casa di reclusione di Alessandria in astensione volontaria della mensa obbligatoria di servizio dal 22 dicembre scorso e ci si chiedeva che fine avesse fatto quella loro richiesta di donare le derrate alimentari a favore della Caritas.
Oggi l'abbiamo saputo all'incontro regionale avanti il Provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria per il Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta.
Abbiamo sentito infatti, e oseremo dire finalmente perché solo così riusciamo a capire tale siffatto immobilismo, che per l'amministrazione: "Alessandria non è una priorità".
Le carenze d'organico riconosciute nei giorni scorsi sono errate! L'istituto di "San Michele", ci è stato detto oggi, prevede nel ruolo agenti e assistenti un organico di 189 unità e vi sono amministrate ben 173 unità con quindi un organico in sofferenza di sole 16 unità. La consorella invece, la casa circondariale di Alessandria "Cantiello e Gaeta" di piazza Don Soria, consta, nello stesso ruolo, un organico previsto di 145 unità con 145 unità amministrate e una carenza d'organico pari a 0.


Ciò vuol dire che noi nei giorni scorsi abbiamo dato i numeri, che il comandante di reparto ha dato i numeri, che la direzione ha dato i numeri, che il personale protestante da i numeri! E che quindi Alessandria, casa reclusione, veramente non è una priorità rispetto ai restanti istituti piemontesi e del distretto di appartenenza. Ma con tutte queste "cantonate" prese, non è che per caso la protesta è nata perché i poliziotti volevano fare una dieta? Che fosse per questo davvero? Però, se ci riflettiamo, ci viene da chiederci, ma perché allora sono state promesse 3 unità dalla casa circondariale cittadina, le 10 unità distaccate fuori distretto, le 7/8 unità promesse da Alba e un impianto tecnologico di video sorveglianza automatizzata per il recupero di altre unità? I conti ci danno un incremento di 20/21 unità da aggiungerne altre con quelle recuperate dalla tecnologia dinamica. Ma così facendo l'amministrazione regionale incrementerebbe l'istituto di 4/5 unità oltre l'organico previsto procurando un esubero di personale. Sinceramente non ci capiamo più nulla, forse perché non sappiamo o non conosciamo il gioco delle tre carte. Ci dovremmo attrezzare per questo.
Orbene, non sappiamo giocare, lo ammettiamo, sappiamo però analizzare e osservare e soprattutto denunciare quello che riteniamo ingiusto ed antisindacale.
Le trattative così non ci piacciono. Le scelte dell'amministrazione regionale non ci piacciono. Il non rispetto delle regole non ci piace. La non accettazione e la volontà manifesta a violare gli accordi non ci piacciono. Per questo chiediamo trasparenza e legalità.
Chiediamo l'immediata applicazione integrale dell'art. 5 dell'Intesa regionale sulla mobilità del 20 maggio 2010.
Voglia l'Onorevole Ministro, il Capo dipartimento, il direttore generale del personale e delle risorse accertarsi di quanto sopra denunciato riportando nella regione il rispetto delle regole e degli accordi vigenti cui l'amministrazione si è impegnata con la sottoscrizione degli stessi.
Ulteriori ingiustificati ritardi al rispetto degli impegni assunti verranno considerati come inadempienze contrattuali e pertanto degne di attenzioni giuridico-legali cui la scrivente si riserva di adire se non riceverà riscontro nei prossimi 15 giorni.


IL SEGRETARIO GENERALE
Salvatore Carbone

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Oggi, come preannunciato, presso la Casa di reclusione di Alessandria "San Michele" si è svolta l'assemblea del personale del Corpo di polizia penitenziaria in protesta "silente" dal 22 dicembre scorso.
La partecipazione è stata superiore ad ogni aspettativa (ha aderito all'appello molto più personale di quello associato alla UIL PA Polizia penitenziaria). A questo personale rivolgiamo pubblicamente con plauso i nostri ringraziamenti per aver aderito numeroso nonostante come già detto non abbia mai chiesto alcun aiuto né a questa né ad altre organizzazioni sindacali (forse non l'abbiamo detto, ma neanche i nostri ci hanno chiesto aiuto). Ed è per questo che sentiamo l'obbligo se non il dovere di continuare a fornire informazioni sulla vicenda.
Il personale è parso stanco, esausto e provato, ma ancor più determinato a non sospendere la protesta intrapresa.
Inutile ripeterne le motivazioni, già si è abbondantemente scritto. Riteniamo ora però parteciparne sinteticamente le aspettative rivolte ai vertici dell'Amministrazione:
1. Una immediata significativa integrazione di unità;
2. Un comandante, un vice comandante e una direzione più vicina al personale ed alle esigenze dello stesso, capaci di riportare quella serenità nel servizio operativo e nella gestione della struttura di un tempo;
3. Una guida più concreta e presente nell'operatività quotidiana da parte dei coordinatori;
4. Una adeguata ristrutturazione e manutenzione degli impianti strutturali dell'istituto;
5. Una equa ripartizione dei turni, dei servizi e del lavoro straordinario tanto nel Reparto detentivo quanto nel Nucleo traduzioni e piantonamenti.
Detto ciò, non resta al personale che attendere cosa scaturirà già dal primo incontro dei vertici alessandrini con il Provveditore regionale nella giornata di domani 10 gennaio 2017.
Come organizzazione sindacale, restiamo in attesa della convocazione del tavolo regionale richiesto per la verifica e modifica contrattuale dell'accordo sulla mobilità del personale dell'istituto chiuso di Alba.


IL SEGRETARIO GENERALE
Salvatore Carbone

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Abbiamo già scritto, per qualcuno forse anche troppo, ma non possiamo non riportare dopo gli ultimi accadimenti le considerazioni, le sensazioni, gli stati d'animo di
questi giorni di coloro i quali abbiamo definito "innocenti".
Abbiamo già scritto di ciò che prova il personale di Polizia penitenziaria che da giorno 22 dicembre 2016 si astiene in silenzio dalla MOS per protestare contro la carenza cronica di personale e gli elevatissimi carichi di lavoro che ormai non sono più gestibili né tantomeno programmabili.
Abbiamo già scritto che il personale è stato oltremodo umiliato dalla perquisizione straordinaria alla quale non è stato impiegato, e che a ciò si è aggiunto il fatto che ci sia un direttore non fisso, un comandante e un vicecomandante che non sono dei loro (Normalmente queste figure trasmettono quel senso di appartenenza che rinforza le relazioni; purtroppo nel contesto di San Michele non è così, e credeteci quando diciamo che il morale del personale è sceso a livelli inferiori allo zero).
Abbiamo già scritto che al di là delle normative in vigore, degli accordi, delle regole, questo personale, il poco rimasto, nonostante "affamato", non ha indugiato, per l'alto senso del dovere, a sobbarcarsi di turni di servizio che vanno ben oltre le nove ore continuative, di turni notturni a raffica e anche a compiere servizio rientrando dallo smontante per mandare avanti questa "baracca sgangherata" di San Michele.
Ora però dobbiamo anche scrivere che oggi bisognerebbe solo ringraziare, comprendere e perché no, anche coccolare questo personale così zelante. E invece? Invece l'amministrazione, e non ci si riferisce a quella distante ma soprattutto a quella vicinissima, non tiene nella benché minima considerazione questo personale, che non semplicemente fa il suo dovere lavorativo, ma lo fa con spirito altruistico di sacrificio, non per un proprio tornaconto, ma nell'estremo tentativo di assicurare al minimo le funzioni che sono richieste a un carcere.
Una protesta paragonabile ad uno "sciopero della fame", per così tanto tempo ed in un periodo particolare come quello natalizio, è un segnale molto importante che la direzione molto probabilmente non ha saputo cogliere. Non vi è stato nessun accenno di capire, di comprendere, di parlare col personale del perché di questa protesta, nulla di tutto questo è stato assolutamente compiuto, anzi, a questo personale non sono stati fatti neanche gli auguri di Natale, cosa mai successa prima. Il giorno dopo la nostra nota, improvvisamente, sono apparsi gli auguri, ma ormai era tardi, il personale non ha
gradito questo gesto e si è irrigidito ancor di più.
E ancora, anziché avvicinarsi a questo personale, silente nella sua protesta, ma dignitoso e orgoglioso di essere poliziotto penitenziario, unitamente a quegli auguri tardivi, ha sfornato ben due avvisi sulla mensa disertata, atti solo a salvaguardare gli interessi economici della ditta appaltatrice e dell'Amministrazione locale medesima.
Infine, ma temiamo che non sia l'ultima, a quei poliziotti che non hanno fatto ancora in tempo a digerire quanto sopra, gli è arrivata un'altra "mazzata" morale: l'attuale direttore, lo stesso che ha ignorato i poliziotti "protestanti", nonostante in ferie, il 5 gennaio è venuto a San Michele per partecipare ad un servizio di Rai 3 sul progetto Amag del comune di Alessandria. Nulla da ridire per quanto riguarda i progetti, anzi, magari ce ne fossero di più, ma il punto è questo: di fronte alla protesta dei poliziotti, che pure ha avuto eco mediatica e cosa ancor più importante, è gravemente fondata su cause di primaria
importanza, la direzione è sembrata cieca e sorda; mentre ha risposto in modo tempestivo riguardo al progetto Amag, che è accompagnato e impreziosito dalla visibilità delle telecamere di Rai 3. E tutto questo di fronte a quei poliziotti che stanno ancora aspettando una reazione alla loro protesta ancora in corso.
Possiamo provare a immaginare come si sentono quei poliziotti che hanno assistito a tutto ciò, possiamo immedesimarci in loro, metterci nei loro panni anche solo per un attimo? Ognuno capirebbe lo sgomento di quei poliziotti, che si sono sentiti e si sentono privi di considerazione, abbandonati proprio dal loro capo che è chiamato a gestirli ma più ancora a tutelarli.
Detto ciò e vedendo i fatti accaduti, ci spiace pensare e ancor di più temere di avere il fondato motivo di credere che la distanza venutasi a creare tra personale e direzione si allunghi di giorno in giorno con il trascorrere del tempo.
IL SEGRETARIO GENERALE
Salvatore Carbone

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OGGETTO: "gli innocenti silenziosi" della CR San Michele Alessandria non riescono a garantire neanche l'incolumità dei detenuti.- Dopo il silenzio degli innocenti, gli innocenti restano silenziosi.
Avevamo scritto nelle note precedenti che i colleghi della Polizia penitenziaria, quella manciata rimasti, si trovano "nell'impossibilità di adempiere adeguatamente il loro mandat
istituzionale"; oggi ne registriamo l'ennesima riprova.


I fatti: "Circa all'ora di pranzo, - per i detenuti ovviamente perché i colleghi ancora si astengono dalla MOS, mentre ormai per prassi un poliziotto penitenziario si occupa di un intero piano e cioè due
sezioni detentive, - tre detenuti marocchini ristretti nella sezione del primo piano lato B, approfittando che il poliziotto si trovava presso la sezione del lato A per permettere all'infermiera di distribuire la terapia ai detenuti ivi ristretti, hanno aggredito a colpi di lametta un loro compagno di pari nazionalità.
Il malcapitato, curato presso l'infermeria è risultato guaribile in sette giorni ma ha riportato delle lesioni permanenti al viso e alla bocca."
I commenti:
Eventi critici gravi nelle patrie galere capitano purtroppo tutti i giorni ma ci domandiamo se questo non si potesse evitare.
Uno degli aggressori, tra l'altro molto probabilmente individuato come il mandante, è lo stesso detenuto che qualche settimana fa era evaso durante una visita ospedaliera e riacciuffato dopo
pochissimo tempo dal personale del Nucleo Traduzioni. È prassi corretta che un detenuto evaso o che comunque tenta di evadere resti nello stesso Istituto? O forse, non era opportuno trasferirlo
in un altro? E comunque ancora un punto non è chiaro: l'evaso dopo il fatto è stato ubicato presso l'infermeria e poi è stata presa la decisione di rimandarlo in sezione, ma invece di dove era ubicato prima di
evadere (3° piano B) è stato ubicato in un'altra sezione (1° piano B). Ora, non si conoscono i motivi né tanto meno si vuole entrare nel merito di tale decisione, ma possiamo ben supporre che al 3°
piano B non vi fossero più i presupposti per rimetterglielo. Ora, se tale nostra supposizione risultasse esatta, perché si è ubicato presso il 1° piano B se il 1° piano B e il 3° piano B fruiscono
dell'unico campo sportivo e insieme ?
Siamo confusi e attoniti: se il personale è poco e si vuole parlare di sorveglianza dinamica, l'attenzione e la accortezza in queste decisioni non dovrebbe essere l'ABC della gestione? Quale
bilanciamento dei rischi è assicurato a tutela dei lavoratori? Sembra che non ci siano limiti a quello che si accerta possa accadere. Unità non ne arrivano, detenuti problematici non si trasferiscono...
allora, qual'è il progetto che l'Amministrazione ha per la C.R. di Alessandria?
Le aspirazioni:
Le risposte che attendiamo nell'incontro che è stato richiesto dovranno essere specifiche e dettagliate su tutti questi rischi che ancora, come sempre, pesano solo sulle spalle della Polizia
penitenziaria e ora di quello della Casa di reclusione di Alessandria. Restiamo in attesa dell'avocata convocazione presso il Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria per il Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta, con la speranza, sicuramente sì, e la consapevolezza certa, almeno per quanto ci riguarda, di mettercela tutta per riuscire ad ottenere quelle risorse umane necessarie per il fabbisogno dell'istituto di San Michele di Alessandria.
IL SEGRETARIO GENERALE
Salvatore Carbone

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Il silenzio degli innocenti.

C'è un carcere in cui il personale, in un silenzio assordante, dal 22 dicembre rinuncia al proprio pasto in mensa perché non ce la fa più e spera che qualcuno ascolti quel grido di aiuto.

L'azione è stata spontanea e nessuno ha dato un cenno di attenzione.

Sebbene non richiesto da alcuno, crediamo sia giusto e doveroso sostenere e dare un contenuto a quel silenzioso grido dei poliziotti della C.R. di Alessandria che nell'indifferenza generale da mesi si sobbarcano loro malgrado una quantità di sacrifici:

in primo luogo la cronica e certificata carenza di personale che determina che da questa estate le prestazioni di lavoro straordinario richieste dalla Direzione hanno raggiunto soglie mai viste fino a 80 ore mensili per talune unità. I riposi settimanali revocati sono cresciuti a dismisura, l'orario di servizio negli ultimi mesi supera in diversi casi le 9 ore continuative (l'addetto all'ufficio servizi di recente ha iniziato il proprio turno alle 8.00 per terminarlo alle 24.00 di cui 16.00/24.00 di piantonamento in ospedale) e i turni notturni sono spesso superiori ai 6 previsti come tetto massimo dall'AQN. Le cariche specialistiche sono impiegate selvaggiamente per qualsiasi servizio mentre il Nucleo Traduzioni non rileva i piantonamenti dal primo turno utile, che vengono svolti dal personale interno con turni di 8 anziché di 6 ore come tassativamente previsto dall'AQN. Ad un capo posto smontante dal turno 0/8 è stato chiesto di effettuare un rientro, nello smontante, di un turno di 12/18. (Serve anche qui la citazione dell'AQN o è superflua?)

Oggi, 27/12/2016, nel turno 8/16 una sola unità aveva il controllo dell'intero piano (due sezioni di 50 posti) per un totale di tre poliziotti per tre piani, cioè 6 sezioni, cioè circa 240 detenuti.

Lo stesso succede frequentemente nel turno serale 16/24 ma spesso si scende ancora: un collega si fa non due ma tre sezioni! Nel turno notturno ormai è consuetudine che un solo collega copra 6 posti di servizio (sezione Alta Sicurezza 2 + Sezione Polo Universitario + ingresso scale padiglioni detentivi + sala operativa (gestione porte automatizzate) + sezione trattamento avanzato e Scala P che è l'ingresso all'intero edificio che ospita la detenzione). Un incarico impossibile a meno di non ritenere che il servizio del Poliziotto penitenziario sia quello del metronotte e che cioè gli si chieda di passare sul proprio vasto territorio a intervalli stabiliti e niente più (è forse questa la famigerata "vigilanza dinamica" di cui tutti, ripeto tutti, ci riempiamo la bocca?!?).

I posti di servizio essenziali per la sicurezza vengono sistematicamente soppressi ma si sono aperte due nuove sezioni detentive che dovrebbero essere vigilate – non si parla di vigilanza dinamica vera e propria nelle tabelle di consegna – da unità di polizia penitenziaria maschile.

Nonostante la cronica carenza di organico e la situazione appena descritta non si è preso nessun provvedimento organizzativo per gestire le attività ricreative dei detenuti che si sarebbero potute limitare o addirittura chiudere come si è sempre fatto con le Direzioni precedenti, per non appesantire ulteriormente il lavoro dei poliziotti residui durante il piano ferie estivo e natalizio che hanno dato un po' di sollievo a chi si è visto riconoscere quel minimo diritto (soggettivo) ad un po' di riposo ma inevitabilmente caricando di più chi lavora.

La conseguenza è che nei corridoi passeggi dove dovrebbero esserci tre unità se ne vede solo una e la palestra è totalmente priva di sorveglianza con totale abbandono dei detenuti.

Al teatro si è svolta una manifestazione con detenuti, famiglie e due scolaresche di bambini delle medie senza nessuna programmazione del servizio di sicurezza da parte della Polizia Penitenziaria. All'ultimo momento si sono racimolate due/tre unità che hanno dovuto assicurare la sicurezza della moltitudine presente.

E questo non è abbastanza perché il contorno arricchisce la pietanza rendendolo un piatto che davvero non può andare giù:

il Direttore non è fisso a San Michele, il Comandante non è di San Michele, il Vice Comandante non è di San Michele, la perquisizione straordinaria non la fa il personale del San Michele. Così operando, parrebbe, che di questo personale non ci si fidi ma gli si scarica addosso tutto il peso quotidiano della propria insufficienza.

Certo non è l'Area Educativa che coopera per gestire la situazione: nei reparti gli educatori sono latitanti anche se sono state fatte promesse dal Capo Area di incrementare i colloqui. Le attività lavorative non sono incrementate, solo quelle di intrattenimento o di volontariato che caricano di lavoro solo la polizia penitenziaria.

Il detenuto che torna da fuori ubriaco e si rifiuta di fare l'esame delle urine viene promosso e fatto assumere al forno.

All'esterno dell'Istituto non c'è personale quindi non possono essere accurati i controlli dei detenuti ammessi all'art. 21 e i semiliberi che possono essere portatori volontari o costretti di qualunque cosa.

Sempre per lo stesso motivo – il Block House ormai è perennemente soppresso o quasi – non c'è possibilità di un preventivo controllo su chi entra in Istituto e nelle giornate di colloqui si potrebbe addirittura dire che San Michele è un porto di mare.

Ci domandiamo perché si verificano continuamente eventi critici? I decessi e il tentativo di evasione ci sorprendono?

A noi no.

E adesso che nessuno si è rivolto a guardare quei poliziotti che digiunano, davvero ci sentiamo profondamente amareggiati e indignati. Non dicono niente a nessuno, non chiedono nemmeno supporto a noi sindacalisti ma smettono di mangiare, durante le feste di Natale e nessuno li considera, né Direttore né Comandante, niente. Perché? Non un giro di auguri sui posti di servizio come si è sempre fatto, non uno straccio di augurio in bacheca. Solo l'indifferenza totale che uccide gli animi e azzera le motivazioni.

Allora anche tutte quelle assenze per malattia si comprendono diversamente.

E' necessario un immediato aiuto per questo personale che a buon diritto si sente abbandonato e solo. E' indispensabile che se si parla di vigilanza dinamica si intervenga in suo supporto con le famose tabelle di consegna approvate dal DAP che li alleggeriscano e rendano il loro affannarsi un lavoro legittimo e sereno. E' indispensabile che la Casa di Reclusione sia una Casa di Reclusione e non un luogo in cui si sa solo chi pagherà – la Polizia Penitenziaria. Con estrema serietà chiediamo che si verifichi dai mod 14/A e relative variazioni di servizio, dai brogliacci dei turni svolti e dalle chiusure delle competenze mensili che quanto si è

detto non è che la pura e semplice verità.

Auspichiamo, ora, un riscontro vero, ma non a questa Segreteria, grido nel deserto, ma al personale di polizia penitenziaria che opera in solitudine, ora dopo ora, giorno dopo giorno.

Anticipatamente ringraziamo, per loro

IL SEGRETARIO GENERALE

Salvatore Carbone

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