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ADDIZIONALI REGIONALI IRPEF: NEL 2015 BUSTE PAGA PIU' LEGGERE 5,1 MILIONI DI CONTRIBUENTI

UN AUMENTO MEDIO DEL 7,5% TRA IL 2013 ED IL 2015 (3,2% NELL'ULTIMO ANNO), CON PUNTE DEL 48,1% NEL LAZIO, DEL 30,8% IN PIEMONTE DEL 16,7% IN LIGURIA

2 REGIONI (LAZIO E PIEMONTE), PER I REDDITI PIU' ALTI APPLICANO L'ALIQUOTA MASSIMA DEL 3,33%

IL GETTITO MEDIO PRO CAPITE PASSA DAI 362 EURO DEL 2013 AI 377 EURO DEL 2015 CON PUNTE DI 548 EURO MEDI NEL LAZIO, 442 EURO IN PIEMONTE E CAMPANIA

INVECE L'IRPEF COMUNALE AUMENTA IN 33 COMUNI SU 168 COMUNI, DI CUI 3 CITTA' CAPOLUOGO (BOLOGNA, FORLI', LIVORNO)

Mentre ancora ci sono da "ammortizzare" i tagli di trasferimenti apportati alle Regioni dalla Legge di Stabilità 2015, già si affacciano all'orizzonte con il Documento Economico e Finanziario (DEF), ulteriori tagli per il 2016.

Decisioni, queste, che hanno conseguenze dirette ed indirette sulle tasche dei cittadini, in primis coloro che vivono con redditi da lavoro dipendente  pensione, in quanto il rischio di nuove ondate di inasprimenti delle imposte locali è dietro l'angolo.

Infatti, anche per il 2015 per oltre 5,1 milioni di contribuenti ci sarà un aumento del prelievo dell'IRPEF sotto forma di addizionali Regionali IRPEF, che si aggiungono agli aumenti apportati lo scorso anno.

Infatti, da una nostra analisi, commenta Guglielmo Loy – Segretario Confederale UIL – al momento alcune Regioni hanno rimodulato in aumento le aliquote dell'IRPEF Regionale.

Si tratta del Piemonte, del Lazio, dell'Abruzzo, della Liguria che hanno rimodulato in alto le aliquote per alcuni scaglioni di reddito; l'Emilia Romagna le ha rimodulate in apparenza al rialzo, ma inserendo l'aliquota marginale porterà piccoli risparmi per i redditi fino a 40 mila euro, ma per i redditi al di sopra di tale scaglione iniziano gli aumenti; la Lombardia ha penalizzato dello 0,1% i redditi sopra i 75 mila euro; le altre Regioni al momento hanno confermato le aliquote degli anni precedenti..

Nello specifico, spiega Loy, in Piemonte, per i redditi sopra ai 28 mila euro si applicherà un'aliquota del 2,75% a fronte del 2,13% dello scorso anno; per i redditi sopra i 55 mila euro il 3,32% (lo scorso anno il 2,325%); sopra i 75 mila euro si pagherà il 3,3% (lo scorso anno il 2,33%).

Nel Lazio, al momento, gli aumenti delle aliquote al 3,33% (lo scorso anno il 2,33%), riguardano tutti i redditi sopra i 28 mila euro, a meno che la Giunta non presenti una proposta per esentare i redditi fino a 35 mila euro entro il 30 aprile.

In Liguria, per i redditi fino a 15 mila euro, si pagherà l'1,23% (come lo scorso anno); per i redditi fino a 28 mila euro si pagherà invece l'1,81% (lo scorso anno l'1,23%); per i redditi fino a 55 mila euro si pagherà il 2,31% (1,73% l'aliquota dello scorso anno); per i redditi fino a 75 mila euro si pagherà il 2,32% (1,73% lo scorso anno); oltre i 75 mila euro si pagherà il 2,33% (1,73% lo scorso anno).

In Abruzzo, anche per i redditi fino a 28 mila euro, si pagherà l'1,73%.

In "soldini", significa passare, commenta Loy, da un gettito medio delle Addizionali di 362 euro medi pro capite nel 2013, ai 389 euro del 2015 con un aumento del 7,5% (17 euro medi).

Ovviamente, spiega il Segretario della UIL, questa è la media, ma nelle Regioni dove aumentano le aliquote gli aumenti salgono nel Lazio al 48,1% in 2 anni (25,4% nell'ultimo anno); in Piemonte del 30,8% in 2 anni (15,2% nell'ultimo anno); in Liguria del 16,7% tra il 0213 ed il 2015 (11,4% nell'ultimo anno); in Abruzzo del 8,4% tra il 2013 ed il 2015; in Emilia Romagna dell'1%; in Lombardia dello 0,8%.

IL GETTITO MEDIO PRO CAPITE DEL 2015

Mediamente nel Lazio nel 2015, se non si apportano correttivi, l'IRPEF Regionale peserà per 687 euro medi a contribuente; in Piemonte 509 euro medi; in Campania 442 euro medi; in Molise 421 euro medi.

Sono tutte Regioni queste alle prese con l'extradeficit sanitario.

Di converso  nella Provincia Autonoma di Bolzano si pagheranno in media 180 euro; in Sardegna 262 euro; in Basilicata 269 euro; in Friuli Venezia Giulia 270 euro; in Veneto 289 euro.

CONCLUSIONI

Questi aumenti, purtroppo, commenta il Segretario della UIL, fanno il paio con quanto sta succedendo nei Comuni con l'IRPEF Comunale.

Infatti, secondo una prima rilevazione della UIL Servizio Politiche Territoriali, su 168 Comuni che hanno già deliberato l'IRPEF comunale, 33 di essi (il 20%), hanno aumentato l'aliquota, tra cui 3 Città capoluogo (Bologna, Forlì, Livorno).

In particolare Bologna passa dallo 0,7% allo 0,8%; Livorno da aliquote progressive che andavano seconda degli scaglioni di reddito dallo 0,4% allo 0,7%, da quest'anno tutti passano allo 0,8%; a Forlì dallo 0,49% si passa allo 0,6% per i redditi fino a 15 mila euro e allo 0,8% per i redditi superiori.

Aumenti, questi, che sono insopportabili conclude Loy,  per le buste paga di lavoratori dipendenti e pensionati.

E' pur vero che nella spesa pubblica degli enti territoriali ci sono margini di razionalizzazione, ma il Governo  centrale non può continuare nei tagli lineari, in quanto in questo modo si entra nella "pelle viva" dei cittadini. E lo stesso Governo non può certo girare la testa dall'altra parte quando la pressione fiscale a livello locale aumenta per effetto di minori trasferimenti.

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Le proteste non sono un'invenzione politica, ma nascono dal disagio e dai problemi delle persone: i sindacati non possono far altro che raccoglierle, rappresentarle e cercare di trovare soluzioni, se ci sono controparti disposte a discutere, cosa che oggi non succede.

Le piazze che manifestano servono a indicare le cose che devono cambiare. Il consenso nei confronti del Governo, però, è una questione politica e si ottiene nell'urna elettorale: è così che si fanno cadere o si rieleggono i governi. I Governi che cadono nelle piazze appartengono a una specie di repubblica delle banane.

Le Regioni hanno molte cose da farsi perdonare e, quindi, sono le ultime che possono protestare, anche se è ragionevole sostenere che non possano fare risparmi importanti in pochi mesi: è l'unico elemento su cui hanno ragione. Siamo favorevolissimi alla riduzione delle tasse ai lavoratori dipendenti; dovrebbero essere ridotte anche ai pensionati, però. Così come siamo favorevoli alla riduzione delle tasse alle imprese virtuose. Ed è su questo che il Governo dovrebbe riflettere. Gli imprenditori non sono tutti uguali, ci sono quelli che investono e assumono, ci sono quelli che non sono capaci e, poi, ci sono anche i farabutti: dare i soldi a tutti, indistintamente, non mi sembra una buona scelta. Il Governo, quindi, dovrebbe ridurre le tasse solo alle imprese virtuose. Quando si dice che, ora, le imprese non hanno più alibi e devono investire, infine, si dà l'impressione di non conoscere una delle leggi fondamentali dell'economia che si può compendiare in una battuta: 'si può portare un asino alla fontana, ma non si può costringerlo a bere'.

Siamo di fronte a un Governo che, come tutti i suoi predecessori, ha continuato a violare tutte le regole di buon senso, oltre a quelle relative al sistema delle relazioni industriali, negando per anni aumenti salariali ai lavoratori del pubblico impiego. Peraltro, ciò non fa altro che deprimere la domanda interna e, dunque, non è una buona cosa nemmeno dal punto di vista economico.

Il Presidente del Consiglio, qualche tempo fa, ha detto che dovremmo fare come in Germania: lì, però, i corpi intermedi vengono considerati alla stessa stregua dello Stato. Ieri, invece, sembra che abbia parlato di "disintermediazione". Insomma, non dà un'idea molto nitida di come pensa che debba essere la società italiana.

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