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A tre anni dal licenziamento subìto da parte dell’azienda per la quale lavorava da 13 anni, è stata fatta giustizia per la lavoratrice Michela Giussani impiegata come operatore amministrativo alla Wama s.r.l. di Alessandria, colosso del settore della sicurezza e della videosorveglianza nota per la realizzazione e gestione di impianti antifurto e antintrusione con sede a Castellazzo Bormida.

Dopo una prima decisione negativa il Tribunale di Alessandria ha accolto il ricorso in opposizione presentato dall'Avvocato Stefano Ena dichiarando nullo il licenziamento intimato alla lavoratrice Giussani; la vicenda è stata seguita dal Segretario generale UILM Alessandria Alberto Pastorello e dagli avvocati Stefano Ena e Massimo Lasagna dello studio legale associato Ena Gallina Lasagna Lunati di Alessandria.

Risale a fine ottobre 2018 la fine del rapporto di lavoro, sancita con un licenziamento fondato esclusivamente su un comportamento del tutto lecito e legittimo tenuto dalla lavoratrice, come statuito nella sentenza del Tribunale di Alessandria.

La signora, infatti, mai assentata in 13 anni di servizio dal lavoro, è stata costretta dai continui forti dolori e su intimazione del medico a sottoporsi con urgenza ad un intervento al piede che prevedeva l’inserimento di una protesi e la conseguente riabilitazione necessaria al recupero, come dimostrato con la documentazione medica.

L’azienda invece aveva ritenuto l’assenza dal lavoro della signora per serie ragioni mediche una misura eccessiva ed incompatibile all’entità della malattia. Per questo era ricorsa addirittura ad un investigatore privato che aveva pedinato la signora nei suoi spostamenti per raccogliere presunte prove sulla mancata veridicità della malattia, sulla quale si sarebbero insinuati i sospetti del titolare. Peccato che la raccolta di questa documentazione non abbia alcun valore, in quanto priva di competenze mediche.

Stefano Ena, legale della lavoratrice Giussani:La volontà ritorsiva che ha portato al licenziamento, mai facile da dimostrare, è stata provata da una plurima serie di elementi, tutti concordanti. La linea difensiva scelta era complessa, ma è stata riconosciuta ed ha comportato per la lavoratrice il diritto ad un risarcimento del valore di quasi 100.000 euro.”

Alberto Pastorello, Segretario UILM Alessandria:La lavoratrice, unica dipendente donna alla Wama, è stata accusata e perseguitata per la semplice ragione di essersi curata. Un’azienda che ha un’immagine di spicco sul territorio e spesso si adopera in azioni di beneficienza, non può allo stesso tempo tenere un atteggiamento simile nei confronti del personale. Speriamo che una sentenza del genere possa essere utile per il riconoscimento del licenziamento ritorsivo come tale: troppo spesso licenziamenti illegittimi non vengono impugnati per paura, per non intentare una causa che sappiamo durare anni e alla fine a pagare è il soggetto più debole, il lavoratore. E’ dunque nostro compito, dopo aver appurato i fatti, accompagnare in un momento di grande difficoltà che mina anche l’autostima le persone ad intraprendere il percorso giusto per ottenere quanto gli spetta. In un momento in cui il mondo del lavoro occupa ancora troppe poche donne è fondamentale tutelare a maggior ragione i loro diritti ”

Il licenziamento ritorsivo, illecito e nullo, costa quindi all’azienda la reintegra della lavoratrice, il pagamento delle retribuzioni e dei contributi maturati in questi anni oltre alle spese legali sostenute.

Pubblicato in Notizie: UILM

Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil hanno organizzato un nuovo presidio a sostegno del settore orafo a Valenza.

Appuntamento giovedì alle 17, in piazza Statuto, con un'iniziativa che viene replicata anche nei distretti orafi di Vicenza, Milano, Arezzo e Roma. L’obiettivo è sollecitare il rinnovo del contratto collettivo del settore Orafo Argentieri, proprio nel giorno della riunione a Milano di Federorafa. Le parti sociali ribadiranno la loro contrarietà alla proposta di aumento di 77 euro mensili. L’iniziativa segue una serie di assemblee tenute in alcune aziende orafe, dove la costante per tutte è la presenza di moltissimi ordini, con il ricorso allo straordinario ed assunzioni, ma con la difficoltà a reperire manodopera professionalizzata. Già giovedì mattina i sindacati distribuiranno volantini anche nella zona Coinor, per tentare di informare e contattare i lavoratori e le lavoratrici di aziende medio piccole, dove il sindacato non è presente e non si sono potute svolgere le assemblee.

“E’ necessario che le controparti comprendano l’importanza di arrivare rapidamente a chiudere il contratto collettivo con un aumento salariale dignitoso, oltre a miglioramenti di tipo normativo” hanno sottolineato i segretari provinciali Anna Poggio, Calogero Palma e Alberto Pastorello “non è accettabile che in un settore dove si producono beni di lusso, i lavoratori abbiano paghe base così basse, bisogna chiudere presto il contratto collettino nazionale ed aprire una vera contrattazione di secondo livello collettiva che consenta a tutti di concorrere non sul costo del lavoro, ma sulla qualità ed efficienza, stabilendo anche nella lavorazione conto terzi delle tariffe rispettose di diritti e dignità. Il 10 novembre è previsto il prossimo incontro a Milano con Federorafa per riprendere la trattativa, auspicando una proposta migliore”.

 
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Mercoledì 10 novembre manifestazione a Roma per chiedere risposte concrete per il futuro dei lavoratori dell’ex Ilva e Jsw di Piombino e per un piano nazionale della siderurgia che metta al centro occupazione, sicurezza, investimenti e sviluppo sostenibile. Il tempo è scaduto!

 

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Lo scorso martedì, a Milano, presso l’Assolombarda si è tenuta la trattativa per il rinnovo del CCNL dell’industria orafa, scaduto a giugno 2020. La trattativa, che dopo aver delineato soluzioni sulle parti normative, dalla ripresa estiva si sta concentrando sugli aspetti salariali e sta registrando un preoccupante stallo: lo scorso 4 ottobre, la delegazione imprenditoriale ha confermato la propria proposta di un aumento salariale di 77 euro fino al 2024. Tale proposta è stata giudicata inaccettabile dalla Delegazione sindacale che ha risposto iniziando una campagna di assemblee e di iniziative per spiegare che l’industria orafa italiana non vuole aumentare i salari in modo analogo al resto del mondo dell’industria metalmeccanica.

Nel corso dell’incontro, la Delegazione imprenditoriale ha chiesto una ristretta nella quale ha dichiarato una disponibilità a offrire un aumento maggiore ai 77 euro offerti a settembre, ma non hanno voluto o potuto dettagliare ulteriormente la posizione in attesa di sottoporli alla Giunta di Federorafi che si riunirà il prossimo 4 novembre.

La Delegazione sindacale da un lato giudica vaghe e insoddisfacenti le proposte avanzate, ma dall’altro ritiene che quest’ultima offerta della Controparte sia l’effetto delle prime azioni sindacali che stanno producendo effetti su imprese che hanno ripreso a lavorare a pieno regime.

Per la Delegazione sindacale è quindi necessario proseguire nella campagna di assemblee nelle imprese per spiegare ai lavoratori e alle lavoratrici orafe lo stato delle trattative.

In particolare, si impegnano le Organizzazioni sindacali e le RSU dei territori a maggiore vocazione “orafa” a programmare iniziative pubbliche come presidi e volantinaggi per il giorno 4 novembre per illustrare “in tutta l’Italia orafa che conta” anche all’opinione pubblica le ragioni di un rinnovo contrattuale che va concluso entro il 2021.

Inoltre, le Organizzazioni sindacali a livello territoriale e le RSU a livello aziendale potranno proclamare da domani al 10 novembre, cioè la data del prossimo incontro di trattativa, prime iniziative di mobilitazione a sostegno della vertenza.

(dal sito: https://www.uilmnazionale.it/rinnovo-ccnl-industria-orafa-timide-e-vaghe-aperture-che-non-sono-sufficienti/)

           

La Delegazione trattante di Fim, Fiom e Uilm

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Opuscolo informativo a cura dell’ufficio Ambiente Salute e Sicurezza Uilm Nazionale  

Di seguito le risposte alle domande frequenti sui DPCM riguardanti Green Pass e ambito lavorativo  firmati dalPresidente del Consiglio, Mario Draghi. 

DPCM 12 Ottobre 2021 / Verifica possesso green pass in ambito lavorativo 

DPCM 12 Ottobre / Linee guida svolgimento controlli sul possesso del green pass PA 

FAQ DPCM 12 Ottobre 2021 

1. Come devono avvenire i controlli sul green pass dei lavoratori nel settore pubblico e  in quelloprivato? 

Ogni amministrazione/azienda è autonoma nell’organizzare i controlli, nel rispetto delle normative  sulla privacy e delle linee guida emanate con il dPCM 12 ottobre 2021. I datori di lavoro definiscono  le modalità operative per l'organizzazione delle verifiche, anche a campione, prevedendo prioritariamente, ove possibile,che tali controlli siano effettuati al momento dell'accesso ai luoghi di  lavoro, e individuano con atto formale isoggetti incaricati dell'accertamento delle violazioni degli obblighi di cui ai commi 1 e 2. È opportuno utilizzare modalità di accertamento che non determinino  ritardi o code all’ingresso. Nelle pubbliche amministrazioni, laddove l’accertamento non avvenga al  momento dell’accesso al luogo di lavoro, esso dovrà avvenire su base giornaliera, prioritariamente  nella fascia antimeridiana della giornata lavorativa, potrà essere generalizzato o a campione, purché  in misura non inferiore al 20% del personale presente in servizio e con un criterio di rotazione che  assicuri, nel tempo, il controllo su tutto il personale dipendente. 

Oltre all’app “VerificaC19”, saranno rese disponibili per i datori di lavoro, pubblici e privati,  specifiche funzionalità che consentono una verifica quotidiana e automatizzata del possesso delle  certificazioni. Tali verifiche potranno avvenire attraverso: 

  • l’integrazione del sistema di lettura e verifica del QR code del certificato verde nei sistemi di  controllo agli accessi fisici, inclusi quelli di rilevazione delle presenze, o della temperatura; • per gli enti pubblici aderenti alla Piattaforma NoiPA, realizzata dal Ministero dell'economia  e delle finanze, l’interazione asincrona tra la stessa e la Piattaforma nazionale-DGC; • per i datori di lavoro con più di 50 dipendenti, sia privati che pubblici non aderenti a NoiPA,  l’interazione asincrona tra il Portale istituzionale INPS e la Piattaforma nazionale-DGC;  • per le amministrazioni pubbliche con almeno 1.000 dipendenti, anche - con uffici di servizio  dislocati in più sedi fisiche, una interoperabilità applicativa, in modalità asincrona, tra i sistemi  informativi di gestione del personale del, e la Piattaforma nazionale-DGC. 

2. Come è possibile, per i soggetti che non possono vaccinarsi per comprovati motivi di  salute, dimostrare di poter accedere al luogo di lavoro? 

I soggetti che, per comprovati motivi di salute, non possono effettuare il vaccino contro il COVID 19, dovranno esibire un certificato contenente l’apposito “QR code” in corso di predisposizione. Nelle  more del rilascio del relativo applicativo, il personale esente – previa trasmissione della relativa  documentazione sanitaria al medico competente dell’amministrazione di appartenenza – non potrà essere soggetto ad  alcun controllo. 

3. I soggetti che hanno diritto al green pass ma ne attendono il rilascio o l’aggiornamento  come possono dimostrare di poter accedere al luogo di lavoro? 

Per i soggetti in attesa di rilascio di valida certificazione verde e che ne abbiano diritto, nelle more  del rilascio e dell’eventuale aggiornamento, sarà possibile avvalersi dei documenti rilasciati, in  formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori  di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta. 

4. Quali provvedimenti deve prendere il datore di lavoro che accerta che il dipendente  abbia effettuato l’accesso alla sede di servizio pur essendo sprovvisto di green pass?  Quali sanzioni rischia il lavoratore? 

Il lavoratore, pubblico o privato, è considerato assente ingiustificato, senza diritto allo stipendio, fino  alla presentazione del green pass; nel caso di aziende con meno di 15 dipendenti, dopo il quinto giorno  di assenza ingiustificata, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata corrispondente  a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore  a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta. 

Nel caso in cui il lavoratore acceda al luogo di lavoro senza green pass, il datore di lavoro deve poi  effettuare una segnalazione alla Prefettura ai fini dell’applicazione della sanzione amministrativa.  Infatti il lavoratore che accede al luogo di lavoro senza green pass è soggetto, con provvedimento del  Prefetto, a una sanzione amministrativa che va da 600 a 1.500 euro. Vengono poi applicate anche le  sanzioni disciplinari eventualmente previste dai contratti collettivi di settore. 

Oltre alla retribuzione, non sarà più versata al lavoratore senza green pass qualsiasi altra componente  della retribuzione, anche di natura previdenziale, avente carattere fisso e continuativo, accessorio o  indennitario, previsto per la giornata di lavoro non prestata. I giorni di assenza ingiustificata non  concorrono alla maturazione delle ferie e comportano la perdita della relativa anzianità di servizio 

5. Da chi devono essere effettuati i controlli sul green pass dei lavoratori che arrivano  da società di somministrazione? Dalla società di somministrazione o dall’azienda in  cui vengono distaccati? 

I controlli devono essere effettuati da entrambe, sia dalla società di somministrazione, sia dall’azienda  presso la quale il lavoratore svolge la propria prestazione. 

6. I protocolli e le linee guida di settore contro il COVID-19, che prevedono regole sulla  sanificazione delle sedi aziendali, sull’uso delle mascherine e sui distanziamenti,  possono essere superati attraverso l’utilizzo del green pass? 

No, l’uso del green pass è una misura ulteriore che non può far ritenere superati i protocolli e le linee  guida di settore.

7. I clienti devono verificare il green pass dei tassisti o degli autisti di vetture a noleggio  con conducente? 

I clienti non sono tenuti a verificare il green pass dei tassisti o dei conducenti di NCC.

8. I parrucchieri, gli estetisti e gli altri operatori del settore dei servizi alla persona  devono controllare il green pass dei propri clienti? E i clienti, devono controllare il  green pass di tali operatori? 

Il titolare dell’attività deve controllare il pass dei propri eventuali dipendenti ma non deve richiederlo  ai clienti, né questi ultimi sono tenuti a chiederlo a chi svolge l’attività lavorativa in questione.

9. È necessario verificare il green pass dei lavoratori autonomi che prestano i propri  servizi a un’azienda e che per questo devono accedere alle sedi della stessa? Sì, tutti coloro che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di  volontariato nelle sedi dell’azienda sono soggetti al controllo. 

10. È possibile per il datore di lavoro verificare il possesso del green pass con anticipo  rispetto al momento previsto per l’accesso in sede da parte del lavoratore? Sì. Nei casi di specifiche esigenze organizzative, i lavoratori sono tenuti a rendere le comunicazioni  relative al mancato possesso del green pass con il preavviso necessario al datore di lavoro per  soddisfare tali esigenze. 

11. Quali sanzioni rischia il datore di lavoro che non effettua le verifiche previste per  legge? 

Il datore di lavoro che non controlla il rispetto delle regole sul green pass è punito con una sanzione  amministrativa che va da 400 a 1.000 euro. 

12. Il green pass rilasciato in seguito all’effettuazione di un tampone deve essere valido  per tutta la durata dell’orario lavorativo? 

No. Il green pass deve essere valido nel momento in cui il lavoratore effettua il primo accesso  quotidiano alla sede di servizio e può scadere durante l’orario di lavoro, senza la necessità di  allontanamento del suo possessore. 

13. L'obbligo di green pass sussiste anche in capo agli operatori del commercio sulle aree  pubbliche la cui "sede lavorativa" è collocata all'aperto? 

Sì. L’obbligo di green pass non è collegato al fatto che la sede in cui si presta servizio sia all’aperto  o al chiuso. 

14. Quali sono i soggetti titolati a controllare le aziende? 

Le aziende potranno essere controllate dagli ispettori del lavoro e dalle aziende sanitarie locali, dei  quali si avvalgono i prefetti. 

15. I lavoratori di aziende straniere che, per motivi di servizio, devono accedere alla sede  di aziende o pubbliche amministrazioni italiane, devono dimostrare il possesso del  green pass? Nel caso degli autotrasportatori stranieri, se chi deve caricare/scaricare merce è sprovvisto di green pass, è possibile utilizzare il proprio personale per  effettuare tali operazioni? 

Il possesso del green pass è richiesto anche ai lavoratori stranieri ove debbano svolgere la propria  attività lavorativa presso aziende o pubbliche amministrazioni italiane. 

È possibile utilizzare il personale dell’azienda italiana per le operazioni di carico/scarico.

16. I contratti temporanei previsti per le aziende fino a 15 dipendenti, che devono assumere  lavoratori per sostituire quelli sprovvisti di green pass, sono soggetti alle norme  generali per i contratti a termine (quindi anche a quelle sulla contribuzione)?

I contratti di lavoro stipulati per sostituire i lavoratori sprovvisti di green pass sono soggetti alla  disciplina generale del contratto a tempo determinato e in particolare a quanto previsto degli artt. 19  ss. del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, e successive modifiche ed integrazioni. 

 

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Dopo lo sblocco dei licenziamenti voluto dal governo Draghi e dalla Confindustria nei giorni  scorsi alcune aziende e multinazionali (Gkn, Whirlpool, Gianetti Ruote e altre ancora) hanno  avviato le procedure per il licenziamento di centinaia e centinaia di lavoratori.  

Si tratta di decisioni inaccettabili, che colpiscono l’insieme del mondo del lavoro, che  vanno contrastate con fermezza da tutti i metalmeccanici per difendere l’occupazione, il  reddito dei lavoratori, impedire la riduzione della capacità industriale del paese, evitare che  altre aziende seguano questi negativi esempi e rivendicare allo stesso tempo investimenti e  politiche industriali in tutto il territorio nazionale. 

Le ingenti risorse pubbliche messe a disposizione dalla comunità europea sul PNRR vanno  utilizzate per innovare il sistema produttivo del Paese, realizzare la transizione ecologica e  digitale, dare soluzioni alle tante crisi aperte, creare nuova e stabile occupazione. Per fare  questo, per accompagnare questo processo, occorre riformare gli ammortizzatori sociali,  renderli universali, ma anche vincolare le ingenti risorse pubbliche destinate alle imprese a  precisi vincoli sociali a partire dalla difesa dell’occupazione, al superamento della  precarietà lavorativa, alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. 

Per tutte queste ragioni occorre mobilitarsi e chiedere al Governo di intervenire presso la Confindustria per bloccare i licenziamenti, rispettare l’avviso comune sull’utilizzo degli  ammortizzatori sociali sottoscritto con Cgil Cisl e Uil, dare soluzioni alle crisi aperte, aprire con il sindacato tavoli di confronto nei principali settori industriali a partire dall’automotive,  dalla siderurgia, dall’elettrodomestico. 

SCIOPERIAMO TUTTE E TUTTI PER :

∙ DIRE NO AI LICENZIAMENTI 

RIFORMARE GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI E DIFENDERE L’OCCUPAZIONE 

∙ DARE FINALMENTE SOLUZIONI CONCRETE E POSITIVE ALLE CRISI AZIENDALI APERTE 

∙ VINCOLARE GLI INVESTIMENTI DEL PNRR AD UNA OCCUPAZIONE STABILE E AD UN LAVORO IN  SALUTE E SICUREZZA 

∙ IMPEDIRE ALLE MULTINAZIONALI E AI FONDI DI INVESTIMENTO DI SPECULARE E DISTRUGGERE L’INDUSTRIA E IL LAVORO 

Le due ore di sciopero vanno effettuate con assemblee in tutti i luoghi di lavoro a partire da lunedì 19 luglio prossimo e fino a fine mese. 

 

FIM FIOM UILM Nazionali

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Lunedì, 07 Giugno 2021 16:09

Comunicato unitario FIM, FIOM e UILM su Cerutti

In data odierna le Organizzazioni Sindacali FIM-FIOM-UILM di Alessandria e Vercelli, grazie alla convocazione da parte della Presidente del Tribunale di Vercelli che ha dato seguito alla richiesta d’incontro inoltrata dalle parti sindacali in data 28 maggio 2021 con oggetto la proroga della cassa integrazione Covid per i mesi di maggio e giugno, si sono confrontate con la Curatela del fallimento OMG Cerutti e Cerutti Packaging Equipment presso la sede del Tribunale di Vercelli.

Nella riunione oltre ad esserci stato un chiarimento tra le parti in merito al percorso intrapreso dalla Curatela e dal Tribunale in riferimento alla procedura fallimentare, si è registrata la condivisione rispetto alla necessità di collaborare al fine di ottenere le condizioni per arrivare al miglior risultato possibile in termini occupazionali ed economici, confrontandosi attivamente con tutti i soggetti accreditati da offerte vincolanti necessarie per concorrere all’asta per l’aggiudicazione della Società Cerutti.   

Rispetto alla possibile concessione di un ulteriore periodo di cassa integrazione la Curatela e la Presidente del Tribunale hanno spiegato che il ritardo nella concessione della proroga era dovuto alla mancanza di offerte vincolanti per l’acquisizione della Società stessa e alla fattiva apertura di un tavolo negoziale con le parti sociali, le quali confermano la loro volontà e disponibilità in tal senso. 

FIM, FIOM e UILM a seguito dell’incontro odierno confidano in una tempestiva autorizzazione della richiesta di proroga dell’ammortizzatore sociale.  

       

                                                                                                  FIM-FIOM-UILM

                                                                                                Alessandria-Vercelli

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“Fin dall’inizio della trattativa abbiamo lavorato per dare omogeneità e copertura a tutto il settore e i lavoratori interessati. Con il rinnovo del contratto Unionmeccanica Confapi diamo un’iniezione di fiducia al settore industriale in una situazione complicata. Dalla ripartenza dell’industria dipende la ripresa del nostro Paese. Per questo abbiamo voluto mandare un segnale importante ai lavoratori, andando ad aumentare i salari, il welfare contrattuale e la sanità integrativa. Ancora una volta i metalmeccanici rappresentano il traino fondamentale per la ripresa nazionale”. Lo dichiarano Rocco Palombella, Segretario generale Uilm, e Luca Colonna, Segretario nazionale Uilm.

“Questo rinnovo contrattuale è uno dei più importanti nel settore industriale – sottolineano Palombella e Colonna – perchè interessa 360 mila lavoratori e 34 mila aziende”

“Abbiamo ottenuto un aumento salariale medio di 104 euro nel periodo 2021-2024, un aumento dei flexible benefits da 150 a 200 euro e del contributo del datore di lavoro per la sanità integrativa da 60 a 96 euro – aggiungono – inoltre abbiamo rafforzato e migliorato tematiche importanti come la formazione e la sicurezza”.

“Con questo importante accordo abbiamo voluto dare certezze ai lavoratori per affrontare con maggiori tutele e diritti una crisi senza precedenti” concludono.

 

Ufficio stampa Uilm nazionale

https://www.uilmnazionale.it/metalmeccanici-uilm-rinnovo-contratto-unionmeccanica-confapi-iniezione-di-fiducia-per-futuro/

 

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E’ ormai dall’inizio di maggio che per i lavoratori della ditta Cerutti degli stabilimenti di Vercelli e di Casale Monferrato tutto tace.

Come OO.SS. di FIM CISL, FIOM CGIL e UILM UIL dei territori di Vercelli e Alessandria abbiamo inviato una richiesta alla procedura fallimentare che ha in mano il destino degli oltre 200 lavoratori, chiedendo che venga attivata la Cassa Integrazione Covid a copertura del periodo Maggio/Giugno oltre ad aver richiesto formalmente l’apertura di un tavolo per poter capire meglio quanto i soggetti interessati hanno messo sul tavolo durante l’asta.

Per noi OO.SS., in quanto rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori della Cerutti, è necessario avere risposte immediate ed attivare ogni strumento disponibile al fine di evitare che questa situazione diventi un dramma sociale.

I Ministeri del Mise e del Lavoro, nonostante tutte le promesse fatte, tacciono è impensabile lasciare 200 famiglie nel limbo, abbiamo bisogno di avere delle risposte e dei piani di salvaguardia per tutti. 

Per questi motivi abbiamo indetto una manifestazione statica con presidio davanti al Tribunale di Vercelli Martedì 18 Maggio dalle ore 9 alle ore 12

Le RSU

le segreterie Territoriali di Vercelli e Alessandria

FIOM CGIL      FIM CISL        UILM UIL

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Il giorno 24 marzo presso il Tribunale di Vercelli, a seguito dell’incontro con le Giudici incaricate del fallimento OMG e CPE di Casale M.to e Vercelli, ci è stato detto che entro un paio di giorni ci sarebbe stata comunicata la decisione in merito al ricorso della CIG COVID per tutti i lavoratori.

Ad oggi 31 marzo non abbiamo alcun riscontro, in merito alla decisione di ricorrere agli ammortizzatori anche se sia il Ministero per lo Sviluppo Economico, che il Ministero del Lavoro hanno dato disponibilità di convocare un tavolo a Roma sulla situazione di Cerutti.

I tavoli a Roma però hanno senso se c’è l’occupazione in forza, con il ricorso alla CIG COVID, come abbiamo richiesto. Se invece le Giudici ed i curatori decidessero di licenziare tutti, i tavoli discuterebbero di aziende vuote, senza occupazione e quindi di cosa?

Anche il tavolo di crisi del Monferrato non è ancora stato convocato, noi come FIOM CGIL FIM CISL e UILM UIL chiediamo che le Istituzioni, in primis il Comune di Casale Monferrato faccia da capofila, convocando tutte le parti sociali ed i comuni del territorio per discutere della situazione economico produttivo occupazionale.

A partire dalla crisi di CERUTTI e della EX GIMI di Mombello, occorre aprire una discussione che rimetta al centro le persone, IL LAVORO sul territorio, cogliendo l’occasione delle risorse che dovrebbero arrivare con il recovery found, affinchè da questa pandemia se ne esca con il rilancio dell’industria manifatturiera e la salvaguardia delle produzioni e delle professionalità collegate. Le persone chiedono LAVORO e DIGNITA’!

 

FIOM CGIL, FIM CISL, UILM UIL ALESSANDRIA  

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